Due vite – Emanuele Trevi

Due vite, scritto da Emanuele Trevi e pubblicato da Neri Pozza, è il vincitore del Premio Strega 2021.

Come può un romanzo così breve, per non dire brevissimo (129 pagine che si leggono tutte d’un fiato), esser riuscito a portare a casa un premio così importante?

Perché è un gran – si fa per dire – bel libro.

Noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire. La prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene.

Esistenze intrecciate

L’opera racconta le storie, anzi le vite, di due cari amici dell’autore realmente esistiti e scomparsi troppo presto: Rocco Carbone e Pia Pera. L’uno, deceduto per colpa di un incidente in motorino; l’altra, portata via lentamente dalla SLA. Rocco, bipolare la cui vita oscillava tra la felice prosa dei suoi libri e la triste conclusione di rapporti affettivi, aveva un carattere ostinato e un volto spigoloso, come il cognome che portava. Pia, essere incantevole e sfortunato in amore, aveva dedicato la sua vita a tradurre la letteratura russa e a curare l’orto del casale che aveva ereditato dai genitori, divenuto, da ultimo, il suo mondo felice.

Storie intime

Mediante capitoli brevi, una prosa magistrale, un lessico ricercato, l’autore è riuscito a creare un libro (definito da alcuni un non romanzo) che intreccia i tratti tipici del memoir a quelli della biografia e, ancora, a quelli del saggio.

Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stessi individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità.

Il tono è intimo – e non poteva essere altrimenti – e accogliente: i protagonisti e le loro storie sono sviluppate senza un criterio temporale o una netta distinzione fra i due, ma ricalcano il labirinto di incontri e rapporti che vi era fra loro e Trevi, terzo personaggio centrale dell’opera, il cui ego non prende mai il sopravvento.

Ed ecco la grandezza del libro: mantenere la giusta distanza, raccontare pezzi di storia, le emozioni e i sentimenti provati, ed esserne fedeli. Descriverne i luoghi, gli spazi, in un equilibrio che raggiungono solo i bravi scrittori. Come Trevi, che rimane sullo sfondo, non reclama attenzione su di lui, anzi: invita il lettore a riflettere su quanto scrive, propone delle epifanie, suscita riflessioni fra passaggi di parole e interrogativi aperti che si incastrano abilmente tra loro.

Vite su carta

Il fatto è che nelle nostre vite il caso e il più inflessibile concatenarsi degli eventi si assomigliano in modo da diventare esattamente identici- e forse é proprio questa opacità a permetterci di tollerare l’urto delle cose, senza mai farcene una ragione ma finendo per accettarle

L’autore, dunque, nel rendere omaggio a Rocco e Pia dona loro l’immortalità e riesce in ciò che dovrebbe poter fare la scrittura: trasformare la vita in letteratura.

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