Atti osceni in luogo privato – Marco Missiroli

Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015) è un romanzo di formazione di Marco Missiroli.

L’autore, vincitore tra l’altro del Premio Strega giovani 2019 con il suo romanzo Fedeltà, è uno dei più interessanti del panorama italiano attuale.

Molto apprezzato da alcuni, fortemente osteggiato da altri, Missiroli è uno scrittore che non ammette vie di mezzo. È come il tartufo: o lo ami o lo odi.

Piccole svolte. Miracoli.

Libero Marsell si è da poco trasferito con la famiglia a Parigi. È qui che inizia la sua adolescenza ed è qui che inizia il racconto della sua formazione. Tra una madre fedifraga e un padre esistenzialista, tra cotte persistenti e libri da scoprire, Libero affronta le sfide di un corpo che cambia e di una vita oscena che deve essere indirizzata verso qualche obiettivo.

La storia, raccontata in prima persona, racconta di un giovane che si affaccia nel mondo, guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne.

Le Grand Liberò, così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine, è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio.

Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.

Avevo ali stanche

È un romanzo di formazione a tutto campo, una storia non certamente originale ma che funziona.

L’intreccio è quasi inesistente, i conflitti sono sopiti o rimangono meramente all’interno dell’animo del protagonista. I dialoghi e le descrizioni delle sensazioni rimangono stazionari per tutta la narrazione, mentre sarebbe stato preferibile che l’autore distinguesse tra le diverse fasi della vita del protagonista (infanzia, giovinezza, maturità, “adultità”).

Insomma, non ci sono strappi, la storia non graffia.

Il valore del libro è certamente rappresentato dalla scrittura di Missiroli, la quale, checché ne dicano i suoi detrattori, non può che essere riconosciuta come brillante e coinvolgente. La prosa è elegante, fluida e ritmica.

«Iniziò così quel settembre che digerì la mia irrisolutezza e la tramutò in voglia di riparare i sospesi».

Certe immagini sono bellissime:

«Tentavo il mio volo, avevo ali stanche».

«Pianse di colpo, e piansi anche io. Non per nostalgia, non per desiderio, ma perché le cose finiscono».

I continui riferimenti a libri, film e canzoni, se da un lato possono apparire come parte di un “compitino ben svolto”, dall’altro fanno venir voglia di approfondire e, a mio parere, rendono la storia più tridimensionale.

Tutto ciò nell’ambito di una narrazione in cui si abusa del concetto di libertà, utilizzato in maniera quasi leopardiana per tendere verso l’indeterminato. Libertà che si vorrebbe personificare nel protagonista, il quale certamente porta un nome impegnativo, ma che non può certo dimostrare continuamente il vecchio detto nomen omen. Parliamo di una persona ordinaria, dopo tutto.

Per l’impazienza degli uomini

Il piano dell’oscenità, concetto ben chiaro fin dal titolo, fa da contraltare a quello della realtà e dell’ordinarietà. Una vita oscena, quella di Libero Marsell, ma una vita oscenatamente normale, in cui ciascuno di noi può riconoscersi.

«L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento».

E allora questo diventa un libro per chiunque, senza divieti.

Per l’adolescente indeciso.

Per l’adulto che guarda indietro.

Per la vita che ciascuno di noi attraversa.

Per le stesse cose per cui Dio perde le staffe:

«Per i peccati violenti e per i peccati gratuiti che vuol dire comportarsi male per niente, per le malefatte politiche, per le bestemmie, per gli atti impuri e osceni che vuol dire il sesso e la troppa felicità, per i divorzi e gli aborti, per le ingiustizie e i comunisti, per l’impazienza degli uomini».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.