Il mare senza stelle – Erin Morgenstern

Alcune porte vanno aperte trattenendo il fiato.

Il rischio è che la realtà diventi magia.

Che la testa giri e si spalanchi il cuore.

Città perdute di miele e ossa

Zachary, uno studente saggio e malinconico, trova un libro misterioso tra gli scaffali della biblioteca. Sfogliandolo, affascinato da racconti di prigionieri, collezionisti di chiavi e adepti senza nome, legge qualcosa che ha dell’incredibile: fra quelle pagine c’è un episodio della sua vita.

«Al centro, nel punto in cui dovrebbe trovarsi uno spioncino, e disegnata con lo stesso stile realistico delle incisioni dipinte, c’è un’ape. Sotto l’ape c’è una chiave. Sotto la chiave c’è una spada».

Allora Zachary, compreso di essere parte della storia, si ritrova a una festa in maschera, poi in un club segreto e infine in una libreria sotterranea. Qui non troverà soltanto libri, ma anche storie che prendono vita. Vedrà città disperse e mari sterminati, amanti che fanno scivolare messaggi sotto le porte e attraverso il tempo, custodi e creatori di bellezza.

Possibile che qualcuno voglia interrompere la storia e distruggere questo posto magico?

Il viaggio di Zachary è un viaggio attraverso questo mondo strabiliante, fatto di storie e di porte, di favole e leggende, alla ricerca di una verità che non sapeva di dover cercare.

Storie sciolte e selvagge

Raccontare in maniera chiara e lineare lo sviluppo della storia è pressoché impossibile. Chi, vedendo Tenet, ha pensato di aver raggiunto il culmine della mancata comprensione, dovrà certamente ricredersi se vorrà salpare per il mare senza stelle.

Ecco un esempio:

«Quello spazio è un tempio. La porta è una delle quattro che conducono a un atrio aperto. Lo spazio si estende in verticale, in numerosi livelli circondati da scale e balconate di legno. Dentro alle ciotole appese bruciano dei fuochi e la loro luce instabile è accentuata dalle candele, collocate su ogni superficie al posto delle offerte, che stillano cera sugli altari scolpiti e sulle spalle e sui palmi aperti delle statue. Lunghi festoni di pagine di libri legate con lo spago sono tesi sulle balconate come bandiere, svolazzanti e libere dalle rilegature».

La narrazione è scomposta e non segue un criterio cronologico. Le storie non sono rilegate, ma vengono lasciate sciolte e selvagge. D’altra parte – sembra suggerire l’autrice – le storie non seguono le regole degli uomini. Ciò confonde il lettore (volutamente) ma dà forza espressiva al romanzo, creando un’atmosfera incantata e sospesa.

Le storie dentro la storia, ossia quelle dei libri che Zachary si trova a sfogliare, vivono nel mondo, si intrecciano e si rinnovano, regalando al lettore l’impressione (solo l’impressione) di poter intravedere il quadro d’insieme, unendo tutti i puntini.

Non si può fare una frittata senza rompere qualche metafora

È un incedere per allegorie, intriso di realismo magico, un luogo dove niente è come sembra.

“Dolci rimpianti” è il racconto di un pirata e di un’adepta. Ma soprattutto incarna il rimpianto di Zachary: quello di non aver aperto la porta.

“Destini e favole” parla di Tempo e Fato, di un fabbro con tre spade e di una principessa che rifiuta le nozze, di un Re Gufo e di un locandiere. Ma soprattutto urla di rimorso.

Come tutte le storie, il mare senza stelle racconta dei suoi personaggi, ma parla anche un po’ di noi.

«Penso che la gente sia venuta qui per lo stesso motivo per cui ci siamo anche noi […] Per cercare qualcosa. Anche se non sapevamo cosa fosse. Qualcosa di più. Qualcosa per cui stupirci. Un luogo al quale appartenere. Siamo qui per vagabondare nelle storie degli altri, mentre cerchiamo la nostra. Al cercare […]. Al trovare».

Negli abissi c’è un uomo smarrito nel tempo

L’autrice ha uno stile unico, profondo e denso, magnificamente reso in italiano dalla traduzione di Donatella Rizzati.

Certe immagini sono così forti e metaforiche da far commuovere:

«L’intero mondo di Zachary è un bacio immaginato in un’oscurità luminosissima che sa di miele, neve e fuoco».

Certi passaggi così intensi da far tremare i polsi:

«Non importa. Non adesso. Non qui, negli abissi, dove il tempo è fragile. Perché adesso questo è tutto il suo mondo. Senza stelle e sacro».

È sempre incerto il confine fra la realtà e la metafora, e ciò alimenta la meraviglia e la poesia.

«La figura sulla sedia è fatta di ghiaccio e neve. Il vestito lungo ricade intorno alla sedia e le pieghe della stoffa diventano onde e dentro le onde ci sono voci, marinai e mostri marini, e poi il mare dentro il vestito si perde nel cumulo di neve che rotola giù».

Non è qui che finisce la storia: è soltanto il punto in cui cambia

Il mondo sotterraneo in cui Zachary si perde somiglia un po’ a Narnia, un po’ al Paese delle meraviglie di Alice, e un po’ anche alla Storia infinita.

È un abisso in cui ci si perde volentieri.

Chi vi entra, lo fa in punta di piedi. Non cerca svago e non si profonde in esercizi intellettuali inutili.

Il mare senza stelle va letto con i cinque sensi.

È necessario toccare la copertina in rilievo, osservare gli arabeschi ai bordi delle pagine, bisogna udire il frinire delle pagine e annusare a pieni polmoni la carta. Solo così si potrà sentire il gusto dolce del mare senza stelle.

È un gioco d’incastri complicati, che fa girare la testa.

È una storia che urla l’amore per i libri.

Un libro per chi crede nell’improbabile e per chi cerca senza sosta.

Al trovare!

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