La guerra della rosa nera – Marco Olivieri

“La guerra della rosa nera” è un romanzo dark-fantasy di Marco Olivieri (alias Narragiochi). Il racconto si ispira ai giochi da tavolo BlackRoseWars e Nova Aetas, entrambi prodotti da Ludus Magnus Studios. Il libro, edito nel 2020 da Myth Press, a cura di Mirko Biagiotti e di Filippo Gliozzi, si presenta con la bella copertina di Simone Denti e rappresenta il primo volume di una duologia tutta da scoprire (qui la presentazione su Just Nerd).

Dal 31/03/21 il libro è disponibile anche in versione cartacea (link per il preordine).

Nessuno sfugge alle leggi della magia

Nell’Italia del XVI secolo, bruciano nelle pubbliche piazze non solo i morti appestati ma anche gli eretici e le streghe. È un’Italia cupa, piegata dalla peste e scossa dal rigore dell’Inquisizione.

Incantatori, fauni e centauri si nascondono dagli uomini, che, spinti dal furore religioso e dal timore del diverso, minacciano la loro sopravvivenza.

L’equilibrio all’interno della Loggia della rosa nera, che riunisce gli incantatori, si è incrinato, e la guerra sta per iniziare. Quattro potenti personaggi – Jafar, Nero, Rebecca e Tessa – dovranno prenderne atto e realizzare il loro destino.

Così il realismo diventa magico, e la narrazione spettacolo e ricerca interiore.

Dark Renaissance

La fabula è lineare e mai banale, l’intreccio risulta ben costruito e dinamico, anche grazie all’alternarsi dei punti di vista dei quattro personaggi principali (e della piccola Irene per la verità). Questa soluzione conferisce ritmo e suspense alla narrazione, che culmina in un finale cliffhanger, che pretende la lettura del secondo volume.

Fra il Rinascimento (o meglio i primi anni successivi al Medioevo) e le arti magiche ed esoteriche si crea un connubio interessante, impreziosito dalla presenza di fauni e centauri, creature fantastiche che raramente compaiono nei romanzi di questo genere.

La narrazione procede nell’ambito di un’atmosfera dark, in cui non si ritira mai l’ombra della notte, quasi a significare la cupezza degli animi dei personaggi coinvolti.

«Il resto del mio corpo sembrava non appartenermi più, nascosto nei meandri di un mondo fatto di pura oscurità, in cui l’unico suono che sento è un fischio continuo disturbato da un lieve brusio sommesso».

Azzeccata la scelta di ambientare gran parte della storia in Italia (soltanto le vicende di Jafar si svolgono in Asia Minore e in Medio Oriente), scelta anche questa non scontata da parte di un autore fantasy. Eppure, come dimostra Olivieri, l’Italia del ‘500 rappresenta il contesto spazio-temporale ideale per ambientare un romanzo dai tratti fantastici e cupi, non foss’altro per le lotte intestine che hanno dilaniato questa povera terra in quell’epoca.

Anche gli incantatori più abili commettono errori

Lo stile dell’autore è semplice e diretto, e risulta quindi coerente con il filone più moderno del fantasy.

La prosa appare abbastanza elaborata (forse troppo “di maniera” in alcuni punti) ma mai pesante. Si tratta di una prosa, in ogni caso, funzionale alla narrazione, in quanto idonea ad accompagnarne il ritmo sostenuto.

«Una bocca spalancata in un urlo muto e due occhi vitrei che fissavano il vuoto. Sotto a quel turbante c’era il suo volto marcescente».

Ben realizzate e dinamiche le scene di combattimento:

«L’altra alzò istintivamente lo scudo di legno, ma l’incredibile potenza del colpo subìto ridusse la sua protezione a un nugolo di schegge».

«L’aria stessa si incendiò di un calore che sembrava provenire dal cuore pulsante dell’inferno».

L’autore si concede qualche inciampo, in termini di frasi fatte, di sintassi, di (leggere) incongruenze e di prosa immatura. Piccole cadute di stile che gridano vendetta, perché non somigliano a un libro ben scritto, ma che non hanno comunque l’effetto di rendere la lettura sgradevole.

Ma si sa, anche i migliori incantatori sbagliano.

Fauni di tutto il mondo unitevi!

Al di là dell’indubbia scorrevolezza della trama, il valore aggiunto del libro risiede in un contrasto interessante ancorché non inedito: a fronte di un’ambientazione storica riuscita, infatti, la narrazione affronta temi molto attuali. E lo fa in modo delicato, quasi sussurrandoli.

D’altra parte, non è forse questo la letteratura, ossia un modo per parlare di temi che ci toccano da vicino?

È impossibile non identificarsi con i Primaevi, che si guardano dagli umani perché “come fameliche locuste hanno devastato i loro territori, deturpandoli con quelle aberrazioni di pietra chiamate città”; quegli stessi umani che, portando in alto la croce, combattono le diversità e rinunciano ad attuare i principi della solidarietà e della tolleranza; quegli stessi umani che relegano la donna a mero accessorio (mentre i fauni costruiscono una società matriarcale).

Allora è inevitabile che, dinanzi al villain “uomo”, i personaggi positivi (per contrasto) siano rappresentati da fauni, centauri e incantatori, i quali, pur nella loro “mostruosità” o eccentricità, conoscono i veri valori cui dovrebbe improntarsi la vita di una persona per bene.

Non pensavo che l’avrei mai detto, ma… È davvero ora che ci alziamo tutti sui nostri zoccoli e che combattiamo per ciò che conta!

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