Ragazza, donna, altro – Bernardine Evaristo

  • Un romanzo corale, fatto di voci potenti che vogliono farsi ascoltare;
  • Un dibattito sociale su femminismo, razzismo, lotta di classe;
  • Un panorama sulla diaspora sociale delle donne e degli uomini di colore in un’Inghilterra multiculturale (ma fino a un certo punto).

“Ragazza, donna, altro” (BigSur, 2020) è l’ultimo affresco di Bernardine Evaristo, la prima donna di colore alla quale è stato riconosciuto il Booker Prize per la narrativa.

Una pennellata dietro l’altra, un pugno in aria dopo l’altro, Evaristo cattura la profonda diversità delle sue protagoniste, delle loro storie, delle loro politiche, delle loro relazioni, dei loro futuri.

Ragazza : donna = altro : x

  • Di colore, bianche e di sangue misto;
  • Etero, omosessuali e pansessuali;
  • Cisgender, transgender e non binarie;
  • Attiviste e bigotte;
  • Insegnanti e studentesse;
  • Donne delle pulizie e artiste;
  • Madri e figlie;
  • Mogli e compagne.

12 personaggi che si muovono nel mondo di ieri, di oggi e di domani.

Ogni donna ha un suo capitolo, una sua storia che si incrocia con quelle delle altre, fili rossi che si intrecciano fra di loro fino a formare un’unica matassa di una storia, simile e opposta al tempo stesso.

  • Amma, Yazz e Dominique;
  • Carole, Bummi e LaTisha;
  • Shirley, Winsome e Penelope;
  • Megan/Morgan;
  • Hattie e Grace.

La trama orizzontale è quasi del tutto assente. Più che un romanzo compatto, sembra di avere tra le mani una raccolta di racconti: la pluralità dei punti di vista conferma come in realtà stiamo leggendo non casi isolati, ma comportamenti diffusi, modelli di oppressione quotidiani.

La domanda resta la stessa: qual è il mio posto nel mondo?

Fusion Fiction

«Tutto è fuso insieme, le storie e le frasi, l’interiorità e l’esteriorità. Fusion Fiction».

Così la stessa autrice ha definito la particolare scelta stilistica che contraddistingue il romanzo, scelta della quale altr* collegh* (l’irlandese Sally Rooney, l’italiano Jonathan Bazzi, per non parlare di Saramago) hanno fatto una bandiera.

La punteggiatura e le maiuscole sono superflue: si va a capo invece di mettere un punto, così da mettere in risalto ciò che si sta dicendo. I dialoghi entrano a spallate nella narrazione, accompagnandosi a quel flusso di parole adesso en vogue.

«Penelope decise che sarebbe andata all’università, avrebbe sposato un uomo che la adorava, sarebbe diventata un’insegnante e avrebbe avuto dei bambini 

e tutto questo avrebbe riempito la profonda, dolorosa voragine che adesso si portava dentro

la sensazione di essere

dis

ancorata

non

voluta

non                                                                                                                                                                                    

amata

dis

fatta

una 

nullità»

Spazi bianchi e ripetizioni scandiscono il ritmo, poeticizzandolo, assumendo quel giusto tratto rappato.

Mamma ha sposato un patriarca

La visione sociopolitica che il romanzo presenta è decisa, ma non si impone. Si guarda al bianco, al nero, soprattutto al grigio. Ogni punto di vista è messo in discussione, ogni posizione deve essere rivalutata. Ogni situazione ha una seconda chiave di lettura.

Se la nera/lesbica/socialista Amma si vende al mainstream dopo una lunga lotta, Carole quel mainstream l’ha sempre rincorso.

Le protagoniste sono donne, ma soprattutto animali sociali: gioiscono per le sfortune altrui e invidiano i successi degli altri; sono ipocrite e superficiali, ma empatiche e solidali; sono di ampie vedute, ma ottuse.

«E un’altra cosa che non sopporto sono queste trans rompicoglioni, […] quando ho annunciato che il mio festival era per le donne nate donne, non le donne nate uomo, mi hanno accusata di essere transfobica, ma non lo sono, non è assolutamente vero, ho amici e amiche trans, ma c’è una differenza, un uomo cresciuto come uomo magari non si sentirà tale ma come tale è stato trattato dal mondo, come fa a essere esattamente identico a noi?»

Guardare alla razza, al sesso e al ceto dei personaggi significa dover prendere in considerazione anche le coordinate spazio-tempo.

Se per Grace, cresciuta in un orfanotrofio dei primi del Novecento, “avere troppa personalità non sta bene, per le ragazze”, Morgan, nata negli anni Novanta, è “l’unico punto cieco di sua madre, che per il resto era una donna di ampie vedute”.

 «Io glielo dico a mamma che ha sposato un patriarca 

mettiamola così Amma, fa lei, tuo padre è nato maschio in Ghana negli anni Venti mentre tu sei nata femmina a Londra negli anni Sessanta

e con questo che vorresti dire? 

non puoi davvero aspettarti che ti «capisca», come dici tu 

io le spiego che sta prendendo le difese del patriarcato ed è complice di un sistema che opprime tutte le

donne 

lei mi dice che gli esseri umani sono complicati 

io le dico di non farmi la predica»

Double standards

Evaristo ha il dono della modulazione: differenze minime, quasi impercettibili, che danno uno shift all’oggetto in focus. Si resta sempre in terza persona, il registro è simile, ma i dettagli assumono una diversa connotazione.

Se siamo una studentessa universitaria, osserviamo gli altri attraverso le lenti politicamente ideologiche dei millennials:

«Le ha spiegato che essere una sistah è una reazione anche al modo in cui ci vedono, non solo a quello che siamo, il che va al di là di certe semplificazioni riduzioniste, amore, perché quello che siamo è in parte una reazione a come ci vedono»

Se siamo una dirigente bancaria, il ceto sociale e l’ambizione sono i nostri criteri di giudizio:

«È stato strano vedere un palcoscenico pieno di donne nere stasera […], anche se più che orgogliosa si è sentita leggermente in imbarazzo se solo fosse stata la storia della prima donna nera capo del governo in Gran Bretagna, o di una che aveva vinto il premio Nobel per la scienza […], una persona che rappresentasse un autentico successo ai più alti livelli, invece di quelle lesbiche guerriere che giravano tutte impettite e si innamoravano fra loro»

Sapere di avere intorno qualcuno che ci possa capire è consolante.

La comprensione reciproca è la forza che muove il tutto.

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