DARE VITA, DARE MORTE – KENJI ALBANI

L’opera

“Dare vita, dare morte” è un racconto lungo di fantascienza militare, edito da Delos Digital nel 2019 per la collana “Imperium” (a cura di Diego Bortolozzi).

La trama

Su Atom Dum, il pianeta di fango, c’è una sola città, costruita a immagine e somiglianza della Tokyo terrestre.

Quando un esperimento va storto e un kaiju di fango si avvicina alla città, non c’è tempo da perdere: o si combatte, o si perde la vita. E Tokyo ha bisogno di un eroe, anzi di un’eroina. Clarissa Riccio, caporale del Nucleo Forze Speciali, è la persona più adatta.

Un’ex modella contro un kaiju.

Chi la spunterà?

L’autore

Kenji Albani è nato a Varese il 13 novembre 1990 (è italiano nonostante il nome giapponese). Segnalato al concorso Giulio Perrone Editore nel 2008, ha pubblicato racconti brevi sulle riviste Writers Magazine Italia, Brakhu, Racconticon, L’Undici e sulla piattaforma per scrittori Edizioni Open. Per Delos Digital ha pubblicato “Il serpente che si morde la coda“, “Il grande attacco” e “Dare vita, dare morte“. Nel maggio 2020 ha pubblicato un racconto nell’antologia “Dark Graffiti“, che ha curato per la collana Odissea di Delos Digital. Nell’ottobre 2020 ha pubblicato il saggio sulla Guerra Iran-Iraq intitolato “La primissima Guerra del Golfo” per la collana I nodi della storia.

Laureato all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, presso la facoltà scienze della comunicazione, e diplomato come sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano, lavora come sceneggiatore per Ilmiofumetto. Per L’Undici ha ideato e sceneggiato le strisce satiriche di “Fratello – Il dittatorello di Còndoria“, disegnate dalla fumettista Amelia.

Perché lo abbiamo scelto

L’autore ha uno stile pulito e diretto, che ben si concilia con il genere fantascientifico, soprattutto nella sua variante “militare”.

La storia è interessante, coerente e ben pensata, tanto che avrebbe potuto tranquillamente dare vita (scusate, non ho resistito) a un romanzo.

Belli i riferimenti alla cultura giapponese.

Interessanti i continui rimandi all’etnia delle persone, cosa che sembra segnalare che il problema del razzismo perdura anche all’interno di una civiltà interplanetaria.

La frase che ci ha colpito

Senza volerlo, quello scienziato aveva dato un nome alla nuova creatura: Maddotokage.

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