DUECENTOSEI!

Duecentosei!
Duecentosei, non riusciva a toglierselo dalla mente.
Possibile che tutti i giorni io mi porto a spasso duecentosei, no,
dico, duecentosei ossa?

Duecentosei ossa e centoquarantadue chili di peso. Eppure invisibile. Nessuno parlava con lui, nessuno lo vedeva,
nessuno lo conosceva.
Solo.
Trascorreva le sue giornate a leggere riviste scientifiche.
Usciva una volta la settimana, piccola spesa, edicola e il
resto del tempo a casa. Viveva del sussidio di invalidità e di
cibo d’asporto.
Duecentosei ossa!
No!
Non
ci
credo
!

La questione meritava un approfondimento. Approccio
empirico. Esperienza sul campo.
Duecentosei?
Bene, contiamole!

Era partito dalle dita della mano, le falangi.
Le più visibili, malgrado così grosse e grasse.
Dunque, vediamo un po’…
Prima difficoltà, tenere il conto. Per tenere il conto usava le
dita della mano, ma doveva contarne le ossa. Casino.
Prima falange indice sinistro, la tocca con l’indice destro e
con il pollice sinistro la conta:
una
Seconda falange indice sinistro, la tocca col destro, e la
conta, con cosa? L’indice destro indica, il sinistro è contato.
Cambio dito: mignolo. Prima falange mignolo sinistro:
una
Seconda falange mignolo sinistro:
due
Terza falange
con il dito medio:
tre
Dito medio…
Risata!
Idiota!
Bene. Tre falangi. Le dita sono cinque
ma,
aspetta
e il pollice?
Il pollice

Tocca la prima falange, tocca la seconda
E poi, basta! Quindi quattro con tre, una con due, due le mani,
riporto due. Totale: ventotto. Ossa delle dita delle mani: ventotto.
Tolte a duecentosei, centosettantotto.

Sorriso.
Sono già a buon punto. I piedi. Uguale alle mani. Giusto per
verifica, cinque dita. Dita o diti? Va beh…

I piedi sono ancora più grassi. Fatica e vederli, la pancia
in mezzo.
Uno con due, le altre tre, due piedi. Ventotto, li tolgo a centosettantotto
Centocinquanta
Cavoli

Cifra tonda.

In pochi minuti già cinquantasei ossa. Velocissimo!
Ora veniva il difficile. Le altre ossa, troppa carne.
Merda. Premendo forte, la mano che sprofonda nel grasso, potrei
intuire, ma… Devo dimagrire. Certo! Come si dice: pelle e ossa.

Si mise a dieta. Solo liquidi. L’aveva sentito alla radio.
C’era quello lì? Pannella, ecco, lo faceva sempre, lui.
Beh, se lo fa lui, posso farlo anche io. Approccio empirico.
Cominciarono dapprima a vedersi meglio le ossa degli
arti. Per vederle bene pinzava la pelle con dei grossi mollettoni. Dimagrendo la pelle cascava flaccida, avanzava dalle
ossa.
Braccio e avambraccio. Omero, Radio e Ulna.
Buongiorno a tutti i miei ascoltatori, qui è il vostro DJ Omero
che trasmette da Radio Ulna.

Stanza vuota, la solitudine che rimbalza contro le pareti.
Tutti i miei ascoltatori!
Risata.
Idiota.
Tre ossa, due braccia. Totale: sei ossa. Resto: centoquarantaquattro. Ma non si vedono ancora tutte.
Altri giorni di digiuno.
Ecco, le gambe. Due. Certo, la terza non ha ossa. Ah ah.
Risata.
Idiota.
Femore, Rotula, Tibia e Perone
Femore, Rotula…

Limone, arancia…
fragola, mandarino.
Limone…
Filastrocca sciocca per quattro ossa
Due le gambe, otto le ossa
scavatemi la fossa

Tolte le otto, restavano centotrentasei. Le più nascoste.
Altri
chili
da
perdere.
Smise di bere. Calavano le ossa da contare e calavano i chili
da pesare. Ora la pelle, in avanzo, si faceva secca, screpolata.
Se ne staccavano pezzi a scaglie. I capelli cadevano a ciocche.
Con gli occhi enormi, affacciati alle orbite, pelle flaccida
cascante, si guardava allo specchio. Mollettoni, tirare la pelle,
falla aderire alle ossa.
Costole e sterno. Dodici da una parte dodici dall’altra, due file di
apostoli e al centro il Cristo. Un’ultima cena allo specchio. Venticinque. Chi di voi è Giuda? Di sicura la stessa con cui è stata creata
la donna! Bastarda traditrice. Ne restano centoundici. 1 1 1. La
santissima trinità.

La pelle in avanzo lo intralcia.
Cazzo.
Quello non è un osso.
Cazzo lo stesso. Devo liberarmi di tutta questa pelle.
Rivista medico scientifica, bisturi in mano. Tagliare e cucire.
O forse…
rivista di taglio e cucito.
Più utile.
La pelle tagliata la imbottì con gommapiuma e lana di materasso. Si fece un pupazzo a sua immagine e somiglianza e
lo immerse nella vasca piena d’alcool.
A sua immagine e somiglianza li creò. Maschi e femmina.
Beh, a meno di dargli il suo pisello, il pupazzo era sicuramente senza organo maschile. Nel cucirlo lasciò una fessura
aperta fra le gambe.
Ciao, io sono scapolo, e tu?
Ti va di scopare con me? Nessuno vuole scopare con me! Io solo,
tu sola.

Due scapole, due clavicole.
Mi scopo!

Centosette.
Aprendo la pelle, era riuscito a contarsi tutti gli ossicini
nascosti della mano e del piede, cinquantadue. Ancora cinquantacinque.
Le ossa restanti se le contò una mattina d’estate. Non aveva
più forze per alzarsi dal letto. Le vertebre avevano segnato di
sangue le lenzuola con le ferite da decubito. Ventisette. La
pelle sottile era segnata sulla testa da tutte le ossa del cranio
e facciali. Le contava toccandole con la mano. Ventidue. Ne
mancavano ancora sei…
Cazzo, e dove sono?
L’orecchio!
Dove…?
L’orecchio!
Dov…
L’ORECCHIO!
Ehi!
Dico a te!
Ho detto l’orecchio!
Mi senti?
Oh merda!
Il suo pupazzo mi sorride dalla vasca.

Racconto tratto da “Non dirmi che ti piace Baricco” – Paolo Dal Canto

  • Paolo Dal Canto, nato a Bergamo, anno 1964. L’avventura artistica inizia nel 1998, in teatro, con la compagnia “Operai del Cuore”, della quale è socio fondatore, regista e sceneggiatore. Gli spettacoli messi in scena si distinguono per impegno sociale e il sapore tragicomico al limite del dissacrante. Alcuni titoli: Boia chi molla, dedicato alla pena di morte, La fabbrica di cartoni, sui diritti dei minori, Vita senza riserve, dedicato ai nativi americani, e sCadu†i, sull’essere e diventare anziani. Sono spettacoli che hanno girato per tutta Italia con il patrocinio e la collaborazione di Amnesty International, Emergency, Save the Children, Giù le mani dai bambini, Unicef e altre associazioni. Prosegue poi l’attività teatrale con la compagnia de “I Pensattori” per i quali scrive le sceneggiature. Inizia a scrivere racconti. Partecipa a corsi di scrittura tenuti da Marco Ravasio della scuola Holden e Giorgio Vasta. Alcuni racconti vengono pubblicati su riviste o all’interno di raccolte di autori vari. Lo stile che li caratterizza è lo stesso degli spettacoli teatrali: distopico, dissacrante, tragico e comico, fedele al desiderio di provocare, emozionare, lasciare il segno, far ridere e far male. Legge molto, moltissimo, un lettore compulsivo, al limite della bulimia. Fra gli autori preferiti Jonathan Lethem, Christopher Moore, Aimee Bender, Jasper Fforde, Arto Paasilinna… Il 26 gennaio 2020, con la casa editrice Mondo Nuovo, esce la sua prima raccolta di racconti L'uomo livella e altri racconti.

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