Best of 2020: I libri della Elle

1° POSTO

I leoni di Sicilia – Stefania Auci

Quando ho iniziato a leggere questo libro ero alquanto titubante, per non dire diffidente. Credevo si trattasse di un romanzo storico come tanti. Un amico che lo aveva letto, non sapeva ben decifrarlo; un altro, mi diceva addirittura che non era riuscito a terminarlo. Il mio scetticismo era accresciuto dal fatto che le mie letture abituali sono, di fatto, di un genere opposto.

Come spesso mi capita quando ho il coraggio di uscire dalla mia comfort zone letteraria, mi sono ricreduta ampiamente. Anzi, mi sono letteralmente innamorata della famiglia Florio e, a rischio di sembrare una quattordicenne davanti al suo cantante preferito, dell’autrice. E della sua scrittura, si intende.

La storia

Siamo davanti al mar Tirreno, a Bagnara Calabra a fine Settecento, in un comune troppo piccolo per l’ambizione di Paolo Florio che, stanco di essere u bagnaroto, assieme a sua moglie Giuseppina, i loro figli e il fratello Ignazio, abbandona la propria terra e la sorella Mattia, con la speranza di soddisfare la sete di successo nella vicina Sicilia.

Perché la Sicilia è un’altra terra, un mondo a parte che non ha nulla a che fare con il Continente”.

La famiglia Florio sbarca così a Palermo e, anche se con difficoltà, apre l’aromateria che, fra maldicenze e occhiatacce dei compaesani, diviene un punto di riferimento per la città che ne osserva stupita l’espansione.

L’ascesa sociale della famiglia Florio sul capoluogo siculo è narrata egregiamente: si cammina fra i vicoli della città, si vedono le viuzze e le loro case, si sentono le parole che i personaggi pronunciano, come cambia il pensiero della gente nei confronti di quei calabresi che si sono imposti sul territorio e come chi ha sangue blu continui a guardarli dall’alto in basso, anche quando coloro che hanno il sangue che puzza di sudore divengono Don Paolo e Don Ignazio.

Un solo errore

La ricerca e lo studio compiuti dall’autrice per la stesura del romanzo si percepiscono in ogni riga. Ed è da segnalare anche la padronanza del linguaggio e del lessico: sempre appropriato e coinvolgente.

Da valorizzare poi il fatto che sebbene il libro sia pieno zeppo di intrecci e storie, di vite, appunto, e di eventi storici, mai l’autrice cade nella trappola dell’infodumping: il lettore sa quanto occorre per seguire il libro senza sentirsi spaesato o subissato di nozioni.

Sebbene la narrazione sia piuttosto semplice, l’evoluzione sociale delineata si comprende bene e si può apprezzare la modernità della storia di una famiglia che è migrata da una zona dove opportunità non ce ne erano per giungere ad una terra di promesse e possibilità, quanto meno per l’epoca.

Insomma non un errore trovato in questo romanzo che si è affacciato nel panorama letterario con garbo e umiltà, se non quello che possono compiere solo gli scrittori più grandi: far intristire il lettore quando sfoglia l’ultima pagina.

Qui la recensione completa!

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