Best of 2020: Enne edition

2° POSTO

Il giorno mangia la notte – Silvia Bottani

Le vite di tre sconosciuti si intrecciano in una Milano in pieno mutamento, capace di rari squarci romantici e quotidiana ferocia.

Giorgio è un uomo di cinquantacinque anni che soffre di ludopatia. Ex pubblicitario rampante, oggi è un uomo cinico, cocainomane, dipendente dall’alcool ed è ancora innamorato della sua ex moglie.

Naima è una bellissima ragazza di venticinque anni, italiana con origini marocchine, che pratica la kick boxe e lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare.

Stefano, invece, è il figlio di Giorgio, un ventottenne pugnace, praticante avvocato e militante neofascista.

A seguito di una rapina improvvisata in cui perde la vita la madre di Naima, le vite dei tre protagonisti si incrociano, grazie a una serie di eventi che li costringeranno a fare i conti con gli aspetti più oscuri di sé e con le conseguenze di un gesto insensato. Sullo sfondo di una città in cui il conflitto sociale cresce come una febbre, vittime e colpevoli sono risucchiati nello stesso gorgo, attraverso tentativi di riscatto sociale, pregiudizi e violenza, fino all’accettazione di un’umanità piena di contraddizioni e un’impossibile catarsi.

Il romanzo è ambientato in una Milano soffocante, descritta in maniera bellissima e impietosa.

I motivi liberty distinguevano le case dell’alta borghesia dai palazzi popolari, dove antenne paraboliche e tende verdi sbiadite coprivano balconi stipati di cianfrusaglie ed erano gli unici ornamenti, a parte scritte inutili, i cazzi, le frasi d’amore iperboliche. Il vuoto architettonico delle case dei poveri rinfacciava al mondo la propria miseria”.

La decadenza dell’hinterland milanese, “con i capannoni ai lati della strada e pezzi di verde stinto” richiama quella interiore dei personaggi.

I luoghi sono descritti in maniera angosciante, come se esistesse una forza oscura che, piano piano, ingloba tutto e tutti:

Gli enormi spazi erano tratti di savana cementificata; assiderati d’inverno e cocenti durante l’estate, non erano mai stati pensati a misura d’uomo. Le merci transitavano in una quotidiana transumanza, ripetendo sempre le stesse geometrie e seguendo gli stessi camminamenti”. 

Il legame tra Milano e i personaggi è così stretto che, spesso, le relative descrizioni si mescolano e si confondono:

Non c’era soluzione di continuità tra i palazzi signorili, quelli popolari e gli spazi del dolore, gli uni erano cresciuti appoggiandosi agli altri, muro a muro, rantoli e amplessi, aperitivi infiniti e sindromi neurodegenerative, le fosse comuni della peste e le copisterie degli avvocati”.

Qui la recensione completa!

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