Best of 2020: Enne edition

4° POSTO

La colazione dei campioni – Kurt Vonnegut

Questo romanzo è molto strano, come tutti i prodotti di Vonnegut del resto.

Lo stile è quello consueto: frasi brevi e taglienti. Flussi di coscienza e brusche interruzioni. La prosa è dinamica e infarcita di sconcezze e pensieri alti. La narrazione è piuttosto lineare, seppure frammentata.

La cosa particolare di questo libro è che ha in alcuni momenti un narratore così esterno da sembrare un alieno che spiega ai suoi simili i comportamenti dei terrestri. In questo frangente, ci viene spiegato cos’è una pistola, cos’è un topo, come nascono i bambini e come sono fatti gli occhiali.

In altri momenti, soprattutto verso la fine, Vonnegut esce allo scoperto e racconta non solo i suoi personaggi, ma anche perché i suoi personaggi sono così come sono, perché si comportano così e sorprendentemente anche dove vogliono andare a parare.

«Il fatto è che Trout era l’unico personaggio che avessi mai creato con un’immaginazione abbastanza sviluppata da poter sospettare di essere stato creato da un altro essere umano…

…“Quant’è vero Dio, Bill, da come vanno le cose posso solo pensare di essere un personaggio di un libro di qualcuno che vuole scrivere di qualcuno che soffre senza posa”»

Oppure, ci dà degli spunti autobiografici:

«“Quello che stai scrivendo è proprio un brutto libro”, dissi a me stesso

“Lo so”, dissi io.

“Tu hai paura di ucciderti come si uccise tua madre”, dissi io.

“Lo so”, dissi io».

In questo modo, Vonnegut si fa egli stesso personaggio e riesce a interagire con le sue creature. Soprattutto con Kilgore Trout, cui dedica un saluto finale che fa scendere copiose lacrime.

Nella prosa, Vonnegut fa ampio uso di formule come “e così via”, al termine di ogni frase e, spesso, inaugura i periodi con “E” o “Così”. È lui stesso a spiegare questa scelta: L’ecc. è «la conclusione più appropriata di ogni storia di essere umani, poiché la vita è ormai un polimero in cui la terra è avvolta inestricabilmente. […]»; Le “E” e i “Così” servono per “sottolineare la continuità di questo polimero. […] È tutto come l’oceano diceva Dostoevskij. Io dico che è tutto come il cellofan».

L’effetto complessivo: straniante e respingente.

Qui la recensione completa!

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