Best of 2020: I libri della Esse

4° POSTO

Senza veli – Chuck Palahniuk

They had style, they had grace. Rita Hayworth gave good face. Lauren, Katherine, Lana too. Bette Davis, we love you.

Al firmamento celebrato da Madonna nel 1990 con Vogue, Chuck Palahniuk aggiunge un altro corpo celeste. Più una meteora che una cometa.

Il “regista” di Invisible Monsters è lieto di presentare Katherine Kenton, vecchia star di un ancor più vecchio palcoscenico che si trova fra le mani un nuovo (forse l’ultimo) copione: la terza età.

Con il diamante, intaglio i solchi di tristezza che le attraversano la fronte. Aggiorno la storia della vita della signorina Kathie. La mappa di lei. Lo specchio già scalfito da anni di preoccupazioni e dolori e cicatrici che documenta il volto segreto.

La “sceneggiatura”

Una passata del talento di Bette Davis in “Eva contro Eva”; una spolverata di occhi viola e collezioni di fedi nuziali alla Elizabeth Taylor; un pezzetto di tessera fedeltà dal chirurgo plastico offerta da Alba Parietti: ecco il trucco per una perfetta Katherine Kenton.

La costumista? Hazie Coogan, dama di compagnia/domestica/narratrice di una sulfurea e decadente attrice ormai prossima al dimenticatoio.

È proprio la voce fuoricampo di Hazie a trasportarci da una scena all’altra, da cripte che ospitano bottiglie di champagne a boudoir con pareti di velluto rosa che ricordano interni vaginali.

Fa poi la sua comparsa il (fin troppo) giovane Webster Carlton Westward III, che riesce a intrufolarsi nel cuore (e tra le lenzuola) della vecchia dama.

Ma presto viene fuori qualcosa d’insolito: una biografia senza veli che prevede la morte di Katherine in una scena degna di un barocchissimo musical.

Il tocco del regista

Pur presentando una minor intensità rispetto ai precedenti romanzi, anche qui troviamo il genio che è Palahniuk.

Lo scritto si presenta come una sorta di sceneggiatura, dove i capitoli sono divisi fra atti e scene, dove la narrazione è accompagnata da dissolvenze in flashback, primi piani e “riprese da gru” che sorvolano le scene.

Tutto passa attraverso una cinepresa.

Perché, d’altra parte…

Qualsiasi verità autentica finisce sempre per perdersi in un cumulo di frammenti di finzione.

Qui la recensione completa!

Pagine: 1 2 3 4 5 6

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.