James Biancospino e le sette pietre magiche – Simone Chialchia

“James Biancospino e le sette pietre magiche” è il romanzo d’esordio di Simone Chialchia. Un fantasy medievale adatto a un pubblico giovane, pubblicato nel 2018 da Aporema edizioni. La storia vanta già un seguito, “James Biancospino e i giorni dell’ardesia”, pubblicato quest’anno.

Sette pietre per dominarli tutti

James è un ragazzo chiuso e dolce, che vive con la madre nella cittadina friulana di Cividale e si divide fra scuola e lavoro. Ha pochi amici, ma una mente acuta e curiosa. E poi ha una fantasia sfrenata, che si riverbera in lunghi e ricorrenti sogni. È così che vede scontri fra truppe schierate, giganti infuocati e oscuri combattenti. Ma sarà veramente questione di fantasia?

Grazie al ritrovamento di una pietra magica, James farà esperienza di un tempo lontano. Nel 1502, infatti, si consuma uno scontro acceso ma eterno: quello tra Bene e Male, ossia tra la Confraternita della Luce e la Setta degli Oscuri non-morti. Le armi che hanno a disposizione? Delle meravigliose pietre magiche, ognuna delle quali, maneggiata con perizia, consente di modificare la realtà circostante. Attenzione, però: il loro immenso potere, se usato per fini deviati, comporta l’allontanamento dal Bene e la corruzione dello spirito (e della carne).

Attraverso allenamenti intensi e viaggi fra Italia e Francia, James scoprirà un po’ alla volta cosa significa vivere facendo il Bene e riuscirà a vedere in una prospettiva nuova il suo presente.

Sette pietre per ghermirli

L’autore ha uno stile asciutto e funzionale, usa periodi brevi e costruiti in maniera solida. Non disdegna neanche l’uso di termini ricercati, un po’ insoliti peraltro in un fantasy per ragazzi.

L’intreccio regge molto bene e i colpi di scena sono dosati al punto giusto. Si percepisce che la penna di Chialchia sa quando deve accelerare e quando rallentare. Le scene di battaglia e l’allenamento a monte sono descritti con perizia e naturalezza.

In lontananza si udì il lento e pesante marciare di una rigida moltitudine. […] Bagliori esiziali esplodevano a intermittenza nel buio della notte, turbini, schianti e saette vorticavano e si ramificavano tra terra e cielo come scariche elettriche.

Il risultato è un romanzo avvincente e fresco.

L’ambientazione storica è assolutamente coerente, caratteristica che non è facile riscontrare nei fantasy “storici” dello stesso filone.

Il worldbuilding è interessante, anche se non del tutto originale. Funziona l’attribuzione di varie proprietà alle pietre e il fatto che le stesse condizionino l’animo umano, a seconda del loro impiego.

Sette pietre per trovarli

Alcuni aspetti, soltanto accennati, avrebbero meritato un approfondimento maggiore. Ad esempio, com’è possibile che James si adatti così facilmente a vivere nel 1500? Il lettore può solo immaginare il contrasto interiore che provi per il fatto di aver perduto i propri affetti e di essere costretto a vivere in una linea temporale cui appartiene.

E ancora: non c’è alcuna riflessione in ordine al concetto di vendetta? Sarebbe stato interessante anche capire come James si sia adattato alla nuova realtà in relazione agli aspetti più pratici: sapeva già andare a cavallo? Gli manca lo spazzolino da denti?

Siamo chiaramente nell’ambito della discrezionalità dell’autore, ma sarebbe stato interessante cogliere certi sviluppi.

Con la rilevante eccezione di James, che è un prescelto in via di formazione da manuale, i personaggi appaiono poco tridimensionali. I personaggi femminili, in particolare, appaiono come mere occasioni amorose o, al più, come donzelle da salvare. Da questo punto di vista si poteva fare di più.

D’altra parte, il romanzo fa parte di una serie e, quindi, può darsi che ci sia bisogno di uno sguardo più ampio per apprezzare fino in fondo la consistenza dei personaggi, soprattutto dal punto di vista delle implicazioni psicologiche e della caratterizzazione dei personaggi.

Vi sono poi alcune banalità francamente da evitare: frasi come “il cane è il migliore amico dell’uomo” o “l’attimo sembrò durare un’eternità” stridono all’interno di un testo di livello quale quello in commento.

E nel buio incatenarli

In ogni caso, il libro si legge con piacere, è divertente e permette anche di riflettere.

L’ambientazione e la costruzione sono il vero punto forte di questa storia, narrata attraverso uno stile molto godibile.  

Il cliffhanger finale– che in quanto tale mi ha fatto agitare i pugni verso il soffitto – lascia senza fiato. Non resta che leggere il seguito, che ha il compito di rispondere alle molte domande lasciate in sospeso. E di non spengere quella fiamma senza fine.

Una forza inaspettata iniziò a crescere e ribollire nel suo cuore, come una scintilla che cercava spazio e ossigeno, per divampare in una fiamma senza fine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.