Intervista a Marta Barone

Marta Barone è nata a Torino nel 1987 e ha studiato Letterature Comparate all’Università di Torino. Ha insegnato letterature comparate a Como, ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori ed è traduttrice e consulente editoriale. Dal 2017 è inoltre curatrice dell’opera di Marina Jarre. Il suo primo romanzo è “Città sommersa” (Bompiani, 2020).

Ringraziamo Marta per queste quattro chiacchiere insieme al team. Il suo romanzo è stato un enorme successo e ci ha fatto molto piacere conoscere l’opera e la sua autrice.

Ben ritrovata Marta, grazie per aver accettato il nostro invito e per essere stata così gentile da rispondere alle nostre domande. Prima d’iniziare è doveroso farti ancora i complimenti per aver vinto il Premio Elio Vittorini 2020 con “Città Sommersa” (già in finale del Premio Strega).

La prima domanda che vorrei farti è legata alla scelta di costruire “Città sommersa” come un romanzo. Tenendo conto dei numerosi dettagli storici presenti nella narrazione, potrebbe venir naturale prediligere la strada del saggio o della biografia. Perché quindi la scelta del romanzo come forma letteraria?

«Perché non volevo scrivere né una biografia né un saggio. Volevo provare a fare qualcosa di nuovo, e qualcosa di mio. Qualcosa che fosse metaletterario, e avesse spazio per digressioni che dessero vita a qualcosa di potente, di interessante, di giocare coi piani temporali, lo stupore, la scoperta, il lutto e l’amore».


Credi che se tu avessi scelto una delle altre due forme [saggio o biografia], il libro avrebbe avuto lo stesso potere evocativo?

«Grazie per il complimento; e penso proprio di no».


Tuo padre, L.B. nel libro, è certamente la figura centrale di tutta la narrazione. La costruzione del personaggio di L.B. (fra vita personale e attivismo politico) viene portata avanti attraverso i ricordi tuoi e delle persone che lo conoscevano. Intervistata a “La città dei lettori” a Firenze, hai ricordato di come molte persone, dopo aver letto il romanzo, ti abbiano contattato raccontandoti aneddoti su tuo padre. Potresti raccontarcene uno che sarebbe rientrato nel romanzo se lo avessi conosciuto prima?

«Una volta che lui e altri del PCML svuotarono da un ponte sacchi interi di documenti nel Po per evitare che finissero in mano alla polizia, e altri aneddoti più personali che riguardano altri; ma anche che riguardano lui, come quando raccontò per l’ultima volta di via Artisti a una cena e poi si sentì male – da allora, non la nominò più».


Nel romanzo, attraverso la narrazione “solo di quei quindici anni” della vita di tuo padre, racconti anche uno dei periodi più importanti della storia italiana, ossia gli anni di piombo. L’ispirazione “storica”, per così dire, non manca. Vorrei invece sapere di più sulla tua ispirazione “letteraria”, che traspare all’interno del romanzo attraverso citazioni di autori come Nabokov. Quali altri autori hanno contribuito alla formazione di “Marta la scrittrice”?

«Moltissimi. Per questo romanzo, in particolare, proprio Nabokov, Anna Maria Ortese, Ingeborg, Bachmann, Marguerite Yourcenar e il suo lavoro di ricostruzione e di narrazione dei suoi antenati, Lev Tolstoj, Marina Jarre, Alexander Hemon, Cristina Campo, Gustave Flaubert, Annie Dillard, Nina Berberova, tanti poeti russi, e moltissimi altri che nel corso del tempo, senza magari che me ne accorgessi consapevolmente, hanno seminato qualche brillio sotterraneo che è poi riemerso in qualche modo nella prosa».


Spesso, dopo una nuova uscita, si viene interpellati sui progetti futuri, su quali nuove idee si abbiano in mente. Io vorrei invece chiederti dei tuoi progetti passati. Oltre alle traduzioni che hai effettuato, prima di “Città sommersa”, ci sono stati tre romanzi per ragazzi: “Miriam delle cose perdute”, “I giardini degli altri” (con il quale tornerai ad ottobre con una nuova edizione, targata Rizzoli) e “I 7 colori per i 7 pittori”. Ce ne parli? Che ruolo hanno nella tua produzione anche futura?

«Per quanto io sia accanita nel difendere, diffondere e rileggere (o a volte leggere qualche novità, dopo aver anche lavorato come lettrice per Mondadori ragazzi) la buona narrativa per l’infanzia (merito delle splendide collane che ho avuto la fortuna di leggere quando ero ragazzina), non mi sono mai considerata una narratrice per l’infanzia e basta. Il mio primo romanzo è stato pubblicato per adolescenti, ma è stato un caso; gli altri due sono stati richieste per collane, e l’ho fatto con piacere, ma sin da bambina volevo essere un’autrice tout court. In futuro, come spero, ci saranno entrambe le cose, a seconda del bisogno, del desiderio, dell’idea».


Grazie ancora per la tua disponibilità e tanti auguri per i tuoi prossimi progetti!

Marta: Grazie a voi!


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