Se i gatti scomparissero dal mondo – Kawamura Genki

Come cambierebbe il mondo? E come cambierebbe la mia vita? Se io scomparissi dal mondo, intendo. Il mondo non cambierebbe di una virgola e tutto andrebbe avanti allo stesso modo, giorno dopo giorno?

Un po’ di malinconia. Ecco cosa provo appena finisco il libro. Quel poco di tristezza mista a quella poca felicità, che rendono speciale questo romanzo. Se scomparisse questo libro, ne avrei di ricordi.

La storia

Di lavoro fa il postino, mette in comunicazione le persone consegnando ogni giorno decine di lettere, ma il protagonista della nostra storia non ha nessuno con cui comunicare.

La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento.

 I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell’annuncio di una malattia incurabile.

Che fare nella settimana che gli resta da vivere? Non resta nulla da fare, se non disperarsi.

Ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto, anzi un vero affare. Un giorno di più di vita in cambio di qualcosa.

– …che cosa dovrei fare?

– Niente di complicato. Devi solo stringere un patto.

Solo che la cosa che il Diavolo sceglierà scomparirà dal mondo.

Ma certo, in fondo si può fare a meno di tutto, soprattutto per ventiquattr’ore in più di vita.

Se non fosse che per ogni oggetto c’è un ricordo. E che ogni concessione al Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari.

Soprattutto quando il Diavolo chiederà di far scomparire loro, i nostri amati gatti.

Una favola moderna

Con la delicatezza di Sepúlveda e il tocco magico di Murakami, l’autore porta i suoi lettori in un mondo sospeso fra realtà e fantasia, dove il Diavolo è capace di far parlare i gatti e i ricordi sono i gioielli più preziosi.

Non da nessun nome né ai personaggi né ai luoghi, così da rimarcare questa sensazione evanescente, incantata.

In un universo che ricorda un film di Miyazaki, noi siamo il protagonista della storia. È a noi che il Diavolo offre un giorno di vita in più. Accettiamo, no? Ed è così che scompaiano i cellulari, i film e gli orologi.

Ma è proprio adesso che i ricordi legati a questi oggetti ci tornano alla mente. È proprio questo il tocco speciale della storia.

L’autore non narra cosa succede quando le lancette dell’orologio smettono di fare il loro tic-tac.

Fa volare il suo personaggio nei ricordi, fra cinema e gite al mare. Fra l’assenza del padre e i sorrisi della madre. Fra collezioni di francobolli e fusa del gatto.

Quello che pesava maggiormente non era la scomparsa dell’oggetto fisico in sé, ma la portata della sua scomparsa.

Il gatto e il Diavolo

All’interno del libro, gli unici personaggi ad avere un nome sono il gatto Cavolo (chiamato così per la somiglianza con il suo predecessore, Lattuga, trovato randagio in un cartone di verdura) e il Diavolo, soprannominato Aloha dal protagonista per le sue variopinte camicie hawaiane.

Cavolo è la voce della ragione, soprattutto quando avrà la capacità di conversare. Cresciuto davanti ai drammi storici in tv, ha una cadenza da romanzo di Jane Austen, ama fare le passeggiate e svegliare il suo padrone.

Cavolo seguitava a rivolgermi la parola nel tono lamentoso che è tipico dei gatti.

Aloha è un Diavolo che non sa fare l’occhiolino, che va pazzo per gli snack al cioccolato e che indossa i bermuda. Ah, e ha le nostre sembianze. Solo, è il nostro opposto.

A differenza di quel che la gente immagina, non ha il volto scuro né la coda appuntita. E non è assolutamente armato di forcone. Assomiglia a noi.

Una scatola di latta per i nostri ricordi

Il testo, edito da Einaudi, è pubblicato nella bella traduzione a cura di Anna Specchio. La resa in italiano ha avuto la capacità di mantenere inalterato il carattere e l’atmosfera nipponici, così da immergere ancor di più il lettore in un mondo fatto di onsen e soba.

Uno stile semplice e una valanga di emozioni. Un pizzico di comicità e tanto senso di dolce-amaro. Kawamura Genki fa riflettere tutti noi su quanto siano importanti le nostre memorie e soprattutto i sentimenti legati a queste. Perché anche il miao del nostro gatto può ricordarci, forse con un po’ di malinconia, chi eravamo, chi siamo e chi, forse, saremo.

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