I ricordi non fanno rumore – Carmen Laterza

Premessa metodologica

Sguardo attento e nervi saldi, le chiavi per decifrare la lettura in questione.

Compostezza e terzietà, per allontanare i pregiudizi.

Gesto atletico e allenamento, per affrontare una recensione che sa di sfida.

Un lungo sospiro, per leggere chi si considera Maestro.

L’ammirazione oscurata dal distacco.

Ecco il risultato.

La storia

Carmen Laterza, punto di riferimento per tutti gli appassionati di scrittura creativa e per coloro che vivono il mondo del self-publishing, ci consegna un romanzo storico dai tratti delicati e potenti al tempo stesso.

La storia ruota attorno alle vicende di Giovanna e di sua figlia Bianca ed è ambientata fra il 1939 e il 1948, anni segnati dalla guerra e dal dolore. Le due vivono a Milano, presso i Colombo, una famiglia ebrea benestante. Giovanna lavora come cameriera, sotto lo sguardo vigile e complice di Ida, cuoca e nonna di Maria “una donna concreta, che si serviva volentieri di proverbi e modi di dire popolari per ridurre la realtà a quei minimi comuni denominatori che gliela rendevano più comprensibile”. La donna sarà la prima a intravedere negli occhi di Giovanna quel “tormento antico”, che si ripresenterà spesso, rigando le guance della donna di lacrime necessarie.

Mentre la situazione si fa sempre più preoccupante per i signori Colombo, costretti ormai a “vivere discretamente, navigare senza fare onde”, le bombe (ri)cominciano a cadere dal cielo. Loro, a differenza dei ricordi, fanno rumore eccome, destando l’istinto protettivo di Giovanna nei confronti della figlia. Madre e figlia si recano in campagna, sperando nell’ospitalità della zia Augusta.

Nella cascina, però, Bianca e Giovanna non trovano la pace e la tranquillità tanto agognate, ma soltanto sguardi tesi e parole sbagliate. Ruggero, il marito di Augusta non vuole due bocche in più da sfamare ed è deciso a fare pesare il suo gesto di solidarietà.

Dispiaceri, fatiche e tristezza si presentano ogni giorno, ma Giovanna e Bianca sono talmente unite che il calore del loro amore offusca tutto il resto: vanno avanti facendosi forza l’un l’altra, appigliandosi ai loro ricordi felici.

Lo stile e la costruzione della storia

L’autrice riesce a mettere nero su bianco una vicenda umana prima che storica, vicenda che assume quasi i tratti dell’epopea.

I personaggi, profondi e veri, non hanno nulla di straordinario, ma il loro agire all’interno di un contesto difficile quale quello dell’Italia del 39-45, li rende dei giganti e fa assumere loro i caratteri degli eroi.

Giovanna è forte come un’Antigone.

Bianca, nonostante le apparenze, è bella e brava come un’Andromaca.

Il valore aggiunto della narrazione è proprio questo: una vicenda umana ordinaria che diventa straordinaria attraverso una penna brillante e solida, alla William Stoner.

La narrazione procede con coerenza e con un ritmo adeguato. È una dato di comune esperienza che, spesso, i libri belli e originali richiedono pazienza. Essi sono come le frecce scoccate da un arco: c’è una prima fase di stand-by, in cui la corda dell’arco è intensione e una seconda fase in cui la freccia scocca e si proietta verso il bersaglio. Allo stesso modo, certi libri partono lentamente, ma poi si attivano all’improvviso e acquistano ritmo. Anche “I ricordi non fanno rumore” inizia con calma, presentando distesamente il contesto e i personaggi principali, per poi proiettarsi con forza verso il lettore, acquistando ritmo e colpendo nel segno.

I riferimenti storici sono solidi e inattaccabili, come nei migliori romanzi storici (cfr. riferimenti alle donne che lavorano in fabbrica, al caffè di cicoria, alle leggi razziali, a Radio Londra).

La ricchezza del vocabolario dell’autrice è invidiabile. La maggior parte degli autori non si sognerebbe neanche di usare termini come “servomuto”, “vetro smerigliato”, “moscaiola” o “geremiadi”, ma l’autrice lo fa, nella consapevolezza che solo quei determinati termini sono capaci di cucire le sue frasi.

I personaggi che restano dentro 

I personaggi hanno una profondità evidente, che deriva dalla loro evoluzione nel corso della storia, ma anche dalla potenza che l’autrice riesce a imprimere agli stati emotivi interni:

Pensò che la paura vera, quella che sconquassa e distrugge per sempre, non ha bisogno di lacrime ma scava dentro un solco così profondo dal quale è impossibile riemergere”.

Degni di nota anche i cambiamenti di registro che l’autrice inserisce per evidenziare la personalità dei diversi soggetti:

“E perché poi dovremmo accettare di vivere in questo modo lugubre e dimesso?” / “Eh, Chiara! Cosa vuoi che dica? Lo sai com’è fatta. E poi si sa: in casa è il Mario che comanda”.

I personaggi, come il narratore, inondano delicatamente il romanzo di riflessioni. Al lettore non resta che inglobarle ed elaborarle lentamente, quasi sospirando.

C’è Vittorio, che fa battere forte il cuore grazie al suo temperamento deciso ma composto. È suo il merito di ricordarci qual è la parte giusta, come il protagonista di un romanzo di Fenoglio:

Vittorio criticava il Podestà sempre e il Duce spesso, e si sforzava di farlo con ragionamenti che, per quanto acerbi, non mancavano né di onestà né di convinzione

C’è la signorina Elvira, un personaggio solo apparentemente marginale: il significato alto delle sue parole fa sì che essa si configuri come la personificazione della saggezza e di un certo pensiero progressista. È lei che mostra a Bianca la vastità del mondo che ancora l’aspetta:

Quando metti il tuo destino nelle mani di un’altra persona, non sei più libera. Forse puoi sentirti al sicuro, ma come le bestie nella stalla, che hanno sempre un padrone che chiude il cancello la sera e lo riapre la mattina”.

Senza amore la vita è triste. Non c’è nulla di più prezioso dell’amore. Ma non un amore qualunque, quello che la gente si inventa per sposarsi e vivere come tutti gli altri; io parlo dell’amore vero, profondo, nobile. Per quello bisogna battersi”.

E poi c’è Bianca, un raro connubio di tenerezza e forza, la vera protagonista del romanzo. La bambina che vuole andare in Africa per dare vita ai racconti del padre, la ragazzina che accetta con compostezza ogni abbandono che si rinnova:

Ma ogni volta che si guardava allo specchio, con i fiocchi azzurri sulle punte delle trecce, o con i bellissimi nastri rossi di broccato che le aveva regalato il signor Colombo, sentiva che la sua non era vanità ma, al contrario, il tentativo di resistere a tutto quel grigiore che la circondava”.

Quello che resta

Leggendo “I ricordi non fanno rumore”, il lettore si immerge in uno dei periodi più bui della storia d’Italia, districandosi all’interno delle vicende di personaggi vivi e coerenti.

Se c’è una lezione da apprendere, è sicuramente questa: apprezzare la vita nonostante tutto, traendo conforto dai ricordi. Questo è quello che resta.

Sarà vero, poi, che i ricordi non fanno rumore?

  • Si conoscono per caso fra udienze, camere di consiglio e sentenze e scoprono presto di essere legati, tra l'altro, dalla passione per la lettura e la scrittura. Perciò creano StOrie a catiNeLle insieme ai loro complici. Sperano di fare grandi cose. Sempre.

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