Ragazzi che amano ragazzi – Piergiorgio Paterlini

Stupore, dolore, rabbia, pena e molto altro.

Sono stati tanti e diversi i sentimenti che ho provato leggendo “Ragazzi che amano ragazzi”, tornato nelle vetrine di tutte le librerie durante il pride month.

Io stessa l’ho letto non perché lo cercassi, ma perché me lo sono trovato davanti un pomeriggio in biblioteca mentre stavo prendendo in prestito altri libri. Ricordo di aver pensato che la copertina fosse un  po’ minimal, ma carina (nuova edizione Feltrinelli) e che il titolo fosse accattivante.

Poi ho pensato alle polemiche che, in questi giorni, infiammano il dibattito politico relativamente al disegno di legge in materia di contrasto contro l’omotransfobia (ddl Zan).

Infine, mi sono ricordata che la Esse lo aveva segnalato nella rubrica I libri di Giugno: 6 storie sul mondo LGBTQ+.

La storia

Dunque, ho preso il libro dallo scaffale e l’ho letto. Tutto d’un fiato. E ora sono qui a consigliare a tutti di farlo.

Non per lo stile, non per la prosa, non per la scrittura, bensì per il contenuto, per il tema, la storia. Anzi, le storie.

Sì, perché in “Ragazzi che amano ragazzi” Piergiorgio Paterlini altro non fa che il suo mestiere di giornalista raccogliendo e proponendo le testimonianze di normali ragazzi gay.

Sì normali. L’ho detto. Fa strano nel ventunesimo secolo utilizzare questo aggettivo che tanto odio. Eppure è necessario: ancora oggi chi non è eterosessuale è considerato diverso, strano, anormale.

L’Autore, con questo libro, ha voluto proprio raccontare le vite di ragazzi che, come tutti, vanno a scuola, vanno al bar, frequentano la parrocchia e che, in fin dei conti, hanno vite normali, pur celando un segreto.

Un segreto che tengono stretto e che custodiscono gelosamente. Un segreto che riguarda chi amano, coloro verso cui nutrono sentimenti o sono semplicemente attratti. Un segreto che non hanno il coraggio di confessare ai genitori, agli amici, alle famiglie, perché pensano di avere qualcosa che non vada bene. Perciò fanno finta di nulla, hanno relazioni clandestine e scrivono all’Arcigay per trovare rifugio, conforto, accettazione e quello che cerchiamo tutti, cioè l’amore. Nelle sue forme più ampie.

Ora valuto le persone più per quello che sono, e meno per quello che vorrei fossero. L’amore, in tutte le sue sfaccettature, è importantissimo, ma quello che ora voglio è soprattutto l’amore verso me stesso.

Eccezioni e regole

Ci sono le eccezioni, è vero, come Massimiliano che non si sente diverso “perché omosessuale, semmai diverso per le esperienze vissute” o come Alessandro, che non ha avuto problemi a dire a suo padre di essere omosessuale.

Ma la regola, purtroppo, è ricevere risposte diverse, come è successo a Luca che, appena si è confidato con la madre, si è sentito rispondere che era “un perverso, un immorale”. O come è capitato a Mario che, quando ha deciso di confidarsi in casa, ha sentito sua madre chiedergli “Perché questa croce? Non bastava la morte di tuo padre!”.

Un romanzo cult

Quando il libro è stato pubblicato per la prima volta – quasi trent’anni fa ormai –  migliaia di ragazzi hanno scritto all’autore, ringraziandolo per avergli dato voce. Pazzesco. E ancora più pazzesca è l’attualità dell’opera.

Quanto mi sono stupita nel leggere queste pagine.

Quanto dolore ho provato nel conoscere la storia di Giovanni, che ogni mattina si svegliava terrorizzato da quello che gli avrebbero potuto fare i compagni delle scuole medie.

Quanta rabbia ho provato nel leggere le risposte che i genitori hanno dato ai loro figli.

Quanta pena per una società che tenta di progredire in ogni campo, ma rimane antiquata su ciò che conta davvero.

E quante volte ho sentito risuonare nella mia testa il becero dibattito pubblico che riguarda la lotta alle discriminazioni! Da una parte, coloro che sostengono il valore della dignità, dall’altra coloro che pretendono la libertà di odiare.

Definire l’omosessualità secondo me è sbagliato, impossibile. È come definire la libertà. La libertà è la libertà. Il verde è verde. E non potrai mai spiegarlo a un cieco. Così come è difficile educare la gente a una visione più aperta della sessualità e della diversità in generale. Purtroppo non si può obbligare nessuno a capire le cose, e le persone quasi sempre capiscono solo quando fanno esperienza diretta, in particolare della sofferenza!

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