Purple lilies – Lavinia Morano

Purple Lilies è un breve romanzo di narrativa dark fantasy horror, edito da Brè Edizioni.

Una gradita sorpresa

Cara autrice, ammetto di essere stata alquanto scettica nei confronti della tua opera (non me ne volere), anche perché, prima di leggerla, non sapevo neppure che esistesse un genere di narrativa denominato “dark fantasy horror”. Non avevo mai letto nulla e (figuriamoci) non pensavo di poterlo apprezzare! E, invece, Purple Lilies mi ha stupita.

Le storie

La fabula ruota attorno a tre storie di personaggi strettamente connesse fra loro.

La prima è quella di Clara e Luke: due cugini ultraventenni cresciuti assieme che nutrono l’un l’altra più che semplice affetto. Prima che Clara parta per iniziare a lavorare in Inghilterra in un orfanotrofio su cui girano strane voci, i due si recano in Egitto per un viaggio che si trasforma in un incubo e che sembra metterli in guardia da brutti presagi.

La seconda è quella di Lilith e Keith: eterni innamorati, letteralmente, che gestiscono l’istituto in cui Clara andrà a lavorare, la Pendle House. Questa è una copertura per la Confraternita cui appartengono membri ben lontani dalla razza umana e che usano l’orfanotrofio per cacciare bambini e potersi nutrire di polvere di stelle. Essi decidono però di ribellarsi a Lilith e Keith, i quali dovranno lottare per non soccombere.

La terza storia è quella di Hope e il nome dice già tutto. Hope è una bambina che vive nell’orfanotrofio cercando di passare inosservata. Ma non è come gli altri ospiti, perché ha dei poteri e non appena scopre dell’arrivo di Clara alla Pendle House, si intrufola nella sua mente e in quella di Luke, invocando il loro aiuto per fuggire al suo infausto destino di preda.

Ce la farà?

Ecco la domanda drammaturgica principale che ispira l’opera.

I fili dell’intreccio

Rasserenatevi: il libro fornisce risposta a quest’interrogativo e a tutti gli altri che sorgono durante la lettura.

Anche da qui la valutazione più che positiva nei confronti di Purple Lilies: sebbene la trama coinvolga diversi personaggi e differenti storie, l’autrice tesse i fili in maniera eccellente. Ogni parola è pesata, ogni scena serve, ogni dialogo è coerente, ogni descrizione è evocativa.

“Riesci a vedere niente?” Keith era seduto su un prato con le gambe incrociate come un Buddha. Lilith era sdraiata su quel prato con la testa poggiata sulle gambe di Keith. Aveva gli occhi chiusi e non portava i suoi soliti occhiali neri. Lilith era sdraiata su quel prato con la testa poggiata sulle gambe di Keith. Aveva gli occhi chiusi e non portava i suoi soliti occhiali neri. Erano all’ombra di un salice piangente, nel giardino della loro villa. Era un pomeriggio meraviglioso. Il sole splendeva ravvivando, con i suoi raggi, tutti i fiori incantevoli che vi crescevano. Vi erano amarillis rossi sparsi un po’ ovunque, glicini, una pianta rampicante con fiori di uno stupendo colore viola, gigli bianchi, ciclamini rosa, begonie bianche come perle, e ancora gardenie, calendule, orchidee, e ipomee dal colore blu acceso. Una siepe di rose rosse separava il giardino dal resto della foresta.

Il conflitto che fa da cornice alla trama non è originale, ma è narrato utilizzando una chiave innovativa ed è trattato all’interno di ogni personaggio che, come in tutti i libri ben scritti, si evolve.

Da apprezzare l’analisi quasi antropologica che emerge dalle pagine dell’opera: senza arroganza e senza pretese, facendo parlare i personaggi, l’autrice offre spunti di riflessione importanti.

Clara sollevò lo sguardo verso i suoi occhi grigi e cupi. Spesso le capitava di notare come tutti gli esseri umani, superata una certa età, tendessero alla depressione. Nascevano, crescevano, studiavano, si illudevano che nella vita avrebbero fatto grandi cose… poi si sposavano, sfornavano un paio di marmocchi e da qui in avanti aveva inizio quella che lei ormai chiamava ‘l’età della disillusione’, quando ci si rendeva conto che era ormai troppo tardi per realizzare quei sogni che in gioventù erano sembrati così vicini. Quando i figli crescono e se ne vanno, gli uomini sono costretti a guardare in faccia il vuoto delle loro vite e il fallimento sia sul piano sociale che su quello intellettuale.

Lo scorso inverno Lilith aveva beccato lui, Darren, Dave e Leroy a guardare un film porno. Li aveva guardati con aria severa e al tempo stesso delusa. Loro si erano paradossalmente sentiti come teenagers beccati dai propri genitori in un momento alquanto inopportuno. Li aveva persino rimproverati accusandoli di comportarsi come comuni mortali. Lilith sosteneva che la maggior parte degli esseri umani (la stragrande maggioranza, a dire il vero) crescesse solo fisicamente. Mentalmente rimanevano tutti ‘fanciulli’, eterni bambini o, al massimo, si elevavano al grado di ragazzini arrapati.

Lo stile

La prosa è lineare, il linguaggio è semplice e il ritmo sostenuto. Più che il lessico, sono le immagini evocate dall’autrice a colpire il lettore, che riesce a vivere la scena pienamente e a partecipare alla storia attraverso i personaggi, ritrovandosi nei loro sentimenti.

Lilith pensò che, se la speranza avesse avuto un colore, questo sarebbe sicuramente stato il colore dell’aurora, e che se avesse avuto anche un odore, quello sarebbe stato il profumo del bosco al mattino, dell’aria fresca, della terra umida e delle foglie che iniziavano a cadere dagli alberi.

Lo consiglio, quindi, questo libro? Assolutamente sì, perché tutti abbiamo bisogno dei gigli viola e di ciò di cui sono fatti.


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2 commenti su “Purple lilies – Lavinia Morano”

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