Il fantasma dell’abate – L. M. Alcott – Traduzione di Isabella Nanni

“Il fantasma dell’abate (La tentazione di Maurice Treherne)” è un romanzo breve di Louisa May Alcott, la madre di “Piccole donne”.

Questa novella gotica fu pubblicata per la prima volta nel 1867 sotto lo pseudonimo di A. M. Barnard (la volontà dell’autrice era quella di tenere distinte la sua produzione letteraria per adolescenti dal filone cui appartiene l’opera in commento).

Il romanzo appartiene indubbiamente alla categoria del gotico, un ibrido tra il romance e il paranormale, tanto in voga soprattutto nell’800 e di recente riscoperta.

La versione che ho letto è stata pubblicata nel Luglio 2020, con traduzione a cura di Isabella Nanni (DoubleFace Traduzioni).

La storia

Maurice e Jasper Treherne sono due cugini di buona famiglia che condividono piaceri e avventure rese possibili dalla giovinezza e dalla sostanza dei loro patrimoni.

La vita di Maurice subisce però una svolta negativa: prima, rimane vittima di un infortunio che lo costringe sulla sedia a rotelle e, nel giro di poco tempo, viene pure diseredato dal facoltoso zio per motivi misteriosi.

Con la carrozzina dava di spalle ai gruppi attorno al fuoco e, mentre parlava, con una risata amara, Treherne tirò indietro la pelle di tigre che gli copriva le ginocchia e le mostrò gli inutili arti, un tempo così forti e agili.

Il giovane, bello e indomito, spera comunque di potere conquistare l’amore di Octavia, sua cugina. La madre, però, ostacola l’unione, sperando in un matrimonio più favorevole per la bella figlia.

Durante le vacanze di Natale, la famiglia e alcuni amici – inclusi un potenziale pretendente di Octavia e la misteriosa Mrs Snowdon – si ritrovano per i festeggiamenti.

La malizia fa compagnia al mistero fitto, come nota da subito la dolce Octavia:

Diffido sempre delle voci dolce e melliflue; non sono sincere. Preferisco un tono forte e chiaro; aspro, se volete, ma deciso e sincero.

Maurice sembra aver ormai perso ogni speranza, ma le cose prenderanno una piega inaspettata a causa dell’apparizione di colui che dà il titolo al libro.

All’improvviso, un urlo nella notte. Il fantasma del vecchio abate appare davanti al camino acceso.

L’atmosfera e lo stile

Durante la lettura, ho personalmente intravisto un po’ di Charles Dickens (che di fantasmi se ne intende…) e un po’ di Jane Austen (con i suoi amori tormentati).

Il romanzo è molto breve (circa 100 pagine) e si legge davvero tutto d’un fiato.

Gli intrecci amorosi e i misteri che rimangono sullo sfondo (perché lo zio ha diseredato Maurice?) sostengono la narrazione e impediscono di annoiarsi anche a un lettore – come lo scrivente – poco avvezzo a questo genere narrativo.

Nonostante la brevità, l’autrice riesce a caratterizzare a fondo i personaggi e a far immergere il lettore in una delicata atmosfera natalizia (di nuovo: Dickens, mi senti?).

Le descrizioni paranormali, poi, funzionano molto bene (in maniera quasi inaspettata):

Nulla di umano aveva mai avuto un aspetto simile a quel volto orribile, con le orbite degli occhi vuote e le labbra ceree sotto il cappuccio…

La traduzione

La traduzione di Isabella Nanni è preziosa. E lo è almeno per due motivi.

In primo luogo, perché consente la diffusione di questo gioiellino spesso ignorato dal mercato italiano, troppo concentrato sulla tetralogia delle “Piccole donne”. Pare che ci sia una sorta di timore nel far trapelare l’eterogeneità della produzione della scrittrice americana, che si mescola con la atavica ritrosia degli editori italiani nel pubblicare libri brevi.

In secondo luogo, la traduzione è curata nei minimi dettagli e riesce ad attualizzare al punto giusto la storia, pur non tradendo lo spirito delle parole della scrittrice.

Ho molto apprezzato, personalmente, la traduzione chirurgica dell’inglese “you” (certe volte i personaggi si danno del “tu” o del “voi”, a seconda del contesto in cui si trovano a entrare in rapporto).

Un bel regalo per Natale (ma solo per cuori forti)

Bella traduzione e storia intensa per una Alcott che non ti aspetti.

Il regalo perfetto per il prossimo Natale, sperando che non volteggino abati per una volta.


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