PASSI SUL TETTO

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Sam sollevò il cappello di paglia con la mano libera, mentre con l’altra reggeva il forcone che aveva utilizzato per rastrellare l’erba secca che invadeva l’orto dietro casa. Alzò lo sguardo verso il cielo terso. La luminosità intensa del sole di agosto gli fece strizzare gli occhi. Aveva la fronte imperlata di sudore e il volto solcato da una fitta ragnatela di rughe. Giudicò che doveva essere circa mezzogiorno.

Gettò il forcone per terra e si avviò a passi lenti verso l’ingresso posteriore della sua abitazione. Attraversò l’ampio soggiorno senza mai cessare di massaggiarsi la schiena. Aveva compiuto da poco sessant’anni e solo ora iniziava ad avvertire i primi acciacchi della vecchiaia. Poteva considerarsi comunque fortunato.

Raggiunse l’ingresso principale e uscì in veranda. Le assi del pavimento in legno cigolarono sotto i suoi passi. Sam si gettò pesantemente su una sedia a dondolo, sollevando una nuvola di polvere. Infilò le mani nelle tasche della salopette – ormai logora e sporca di terra – e, dopo averci rovistato per qualche secondo, tirò fuori un pacco di sigarette e un accendino. Estrasse una sigaretta, la strinse tra le labbra e la accese. Rimise gli oggetti al loro posto e si passò la mano nodosa tra i capelli bianchi e sottili, ma folti.

I raggi del sole picchiavano forte sui campi di granturco che si estendevano a perdita d’occhio di fronte a lui. Sarebbe stato pronto a giurare che quella era una delle estati più calde della storia. Nella piena luce del giorno il suo volto appariva duro, inaridito, consumato dagli anni di lavoro. Tirò una boccata di fumo, che soffiò via pochi secondi dopo. Una brezza inaspettata fece ondeggiare le spighe di granturco e smosse l’acchiappasogni che Sam aveva appeso alle travi del tetto che ricopriva la veranda.

Un rumore improvviso alle sue spalle lo destò dallo stato contemplativo nel quale era sprofondato. Si voltò e vide Joel sedersi su una delle poltroncine posizionate a uno degli angoli della veranda. Il bambino aveva un’aria un po’ afflitta e il volto pallido.

«Cosa fai, nonno?»

«Fumo la mia sigaretta».

«Il fumo fa male» sentenziò il bambino, mantenendo tuttavia un tono neutrale.

«Anche impicciarsi degli affari altrui potrebbe avere spiacevoli conseguenze». Incurvò appena le labbra, in quello che parve essere un sorriso.

Joel soffocò una risata.

«Ne posso avere una anche io?»

«Scordatelo. Hai solo undici anni».

Joel fece spallucce.

«Cosa facevi di sopra?» domandò Sam al nipote.

«Leggevo un libro».

L’uomo contrasse il volto in una smorfia.

«Non avevi detto a tua madre che mi avresti aiutato con il lavoro nell’orto?»

«Era una scusa per convincerla a farmi rimanere con te in questi giorni. Non mi piace stare in città durante l’estate. Preferisco passare le vacanze qui. E poi lei è sempre impegnata col lavoro…»

«Beh, un po’ di lavoro farebbe bene anche a te. Non mi piace quel tuo colorito bianco. Ha un che di malsano».

«Però fuori fa così caldo» si giustificò il bambino, iniziando a sventolare le mani davanti al volto, come per enfatizzare il concetto. L’attenzione di Joel fu catturata dall’oggetto appeso al soffitto. «Cos’è quello? Non lo avevo mai notato prima».

«È un acchiappasogni. Ce l’ho da almeno trent’anni. Lo tenevo nella mia stanza da letto, ma da quando è morta tua nonna, passo spesso le notti qui, su questa sedia a dondolo. Così ho deciso di appenderlo a quella trave».

Joel scrutò l’oggetto, stringendo gli occhi e riducendoli a due fessure.

«A che diamine serve?»

Sam si passò la lingua sulle labbra e iniziò a fissare i campi con sguardo vacuo.

«Un acchiappasogni ha il compito di far svanire gli incubi e le visioni maligne che spesso ci tormentano».

Joel corrugò la fronte.

«E in che modo?»

«Vedi quella ragnatela?» domandò Sam indicando l’oggetto.

Il bambino annuì.

«Gli incubi e le energie negative rimangono intrappolati lì».

Joel rifletté per qualche secondo su quell’affermazione, corrugando la fronte.

«Quali sono gli incubi che ti tormentano, nonno?» domandò infine.

Sam deglutì, colto un po’ alla sprovvista.

«È una lunga storia. E probabilmente non è neanche adatta a un bambino».

Suo nipote parve contrariato.

«Non sono più un bambino. Non sarò grande abbastanza per una sigaretta, ma lo sarò sicuramente per un racconto».

Sam rise, storcendo un po’ la bocca da un lato e rivelando una dentatura perfetta ma ingiallita dal tempo.

«E va bene. Però prometti di non infastidirmi la notte, se poi avrai degli incubi».

Il bambino incrociò indice e medio della mano sinistra e li portò alle labbra, baciandoli.

«Promesso!» esclamò entusiasta.

Sam gettò quel che restava della sua sigaretta per terra e schiacciò il mozzicone con il tacco della scarpa. Con la mente, risalì il filo dei ricordi, quasi stesse sfogliando le pagine di un vecchio album di foto.

«Avevo ventinove anni all’epoca. I miei genitori erano morti qualche anno prima e io mi occupavo già allora della gestione del lavoro nei campi. Non avevo ancora incontrato tua nonna. Gestivo tutto quanto da solo. Era agosto. Un’estate calda quasi quanto questa…» Fece una pausa. Trasse un respiro profondo, poi proseguì: «Fu nella seconda settimana del mese che incontrai l’inglese». Storpiò di proposito quella parola. «Si chiamava Greg. Non so per quali ragioni si trovasse in questa zona, né come ci fosse arrivato. So soltanto che non aveva un soldo in tasca. Mi chiese ospitalità. In cambio avrebbe lavorato gratuitamente per me». Sospirò. «Accettai. La casa era molto grande in fondo. Greg dimostrava una quarantina d’anni. Aveva i capelli biondi, il volto scarno, il fisico asciutto. Sembrava desideroso di darsi da fare e guadagnarsi da vivere. Non mi disse mai il perché si trovasse qui, né io gli domandai nulla al riguardo». Si schiarì la gola con un colpo di tosse. «Era arrivato in una vecchia automobile con la vernice scrostata. Quel poco di roba che aveva con sé, la teneva lì dentro, ammucchiata in buste di plastica. Impiegò poco a trasferire le sue cose nella stanza al secondo piano che avevo messo a sua disposizione».

«È la stanza dove dormo io?» lo interruppe Joel.

Sam scrollò la testa in un gesto di diniego.

«No. È la stanza chiusa a chiave. Quella in cui ti ho detto di non entrare».

Joel annuì, pensieroso.

«Quel giorno le cose andarono bene… finché non arrivò la notte.» Stava per aggiungere qualcosa, ma il suo labbro inferiore cominciò a tremare. Deglutì e cercò di recuperare il controllo di sé. «Quella notte iniziarono i rumori».

«Rumori?»

«Era passata da poco la mezzanotte. Mi svegliai di soprassalto quando sentii dei tonfi sul tetto. Sembrava che qualcuno ci stesse camminando sopra. A volte i passi erano leggeri e lenti, altre volte pesanti e veloci… Non riuscivo a figurarmi quale creatura potesse provocare tanto rumore. Mi alzai dal letto, mi affacciai alla finestra cercando di capire cosa stesse succedendo, ma nulla. Scesi al piano di sotto, presi una torcia elettrica e uscii di casa. Illuminai il tetto ma non fui in grado di scorgere un bel niente. Tornai dentro casa e diedi una sbirciatina alla stanza di Greg. Lo vidi di spalle, dormiva su un fianco. Richiusi la porta e tornai a dormire. I rumori, nel frattempo, erano cessati.

Il giorno dopo le cose procedettero come di consueto. Greg iniziò il lavoro nei campi e non si lamentò nemmeno una volta per il caldo. La cosa mi stupì un po’, trattandosi di un inglese…

Tuttavia, quando giunsero le tenebre, quei rumori tornarono a disturbare il mio sonno. Ancora una volta fui incapace di comprenderne la causa. La mattina successiva domandai a Greg se avesse visto o udito qualcosa. Lui rispose negativamente con un cenno del capo.

La situazione rimase tale e quale per svariati giorni: al mattino si lavorava, il mondo sembrava “normale”. Tuttavia, quella parvenza di normalità scompariva la notte, quando quei rumori sinistri iniziavano a darmi il tormento. Se si fosse trattato solo dei rumori, forse non mi sarei agitato così tanto… ma c’era dell’altro». Sam cominciò a torcersi le dita nervosamente.

Joel attese che il nonno riprendesse il suo racconto. Sedeva adesso rigidamente e pareva trattenere il fiato.

«Quelle maledette visioni…» riprese l’uomo dopo qualche minuto di silenzio. «Quando la luce del sole scompariva all’orizzonte, iniziavo a vedere delle… cose. Non saprei come meglio definirle».

«C-cose?» domandò Joel, cercando di celare un tremito nella voce.

Suo nonno sbuffò.

«Un termine un po’ generico, già… Si trattava di cose orribili. Visioni che sembravano avere qualcosa di demoniaco. Vedevo figure dalle vaghe sembianze umane, con i volti contorti in smorfie di dolore, in urla mute… I loro occhi erano completamente neri. Le scorgevo con la coda dell’occhio, negli angoli più oscuri della casa. Non appena mi voltavo, queste visioni sparivano.» Deglutì. «E le luci… ahimè le luci! La sera sembravano impazzire. Si facevano estremamente tenui o si spegnevano all’improvviso, senza una ragione apparente».

«E Greg?» domandò a quel punto Joel, sempre più a disagio.

«Greg era un tipo silenzioso, di poche parole, per certi aspetti inquietante. Io, da parte mia, mi sentivo sempre più nervoso e avevo intenzione di sbarazzarmi di quell’inglese quanto prima possibile. I rumori, le visioni… tutto aveva avuto inizio col suo arrivo.

Dopo circa tre settimane dall’arrivo di Greg, decisi un giorno di appostarmi fuori dalla mia proprietà al calare del sole, per capire una volta per tutte cosa stesse succedendo. Forse stavo semplicemente perdendo il senno… forse no. In qualunque caso, dissi a Greg che quella sera avevo delle faccende da sbrigare in città, e che avrei probabilmente dormito in un hotel. Presi la torcia e il fucile e li caricai sul sedile posteriore del mio pick-up. Mi allontanai dalla proprietà e parcheggiai a debita distanza. Ripercorsi a piedi la strada che portava a casa.

Mi nascosi tra le spighe di granturco e attesi in silenzio. Ogni tanto la vibrazione prodotta dal passaggio di qualche grosso camion in lontananza si propagava nell’aria. All’inizio non successe nulla. La luce del pomeriggio si era fatta gradualmente più tenue, finché la penombra della sera non invase i campi. Rimasi appostato lì per ore, fino al calar delle tenebre. Stavo per appisolarmi quando un rumore improvviso mi destò.

Quello che vidi mi raggelò il sangue. Greg era uscito dalla finestra del secondo piano. Camminava attaccato alle pareti quasi fosse una specie di ragno! Non aveva vestiti addosso. La sua pelle, illuminata dai raggi della luna piena, era bianca e flaccida. Raggiunse il tetto e iniziò a camminare su di esso a quattro zampe. Correva da una parte all’altra, si contorceva, assumendo pose innaturali. A un certo punto ebbi l’impressione che il suo corpo stesse subendo una mutazione. Senza rendermene conto mi avvicinai. Ero come ipnotizzato, ma reggevo ancora torcia e fucile in mano. Fissavo quella scena a bocca aperta. Greg – quella cosa – dovette accorgersi della mia presenza, perché si voltò di scatto e puntò i suoi occhi su di me! Erano rossi. Le fiamme dell’inferno sembravano bruciare al loro interno… La sua pelle pareva gonfiarsi e sgonfiarsi, come se qualcosa al suo interno stesse cercando di uscire fuori. Quel corpo stava assumendo una forma che di umano non aveva più nulla. Lo vidi muoversi nella mia direzione. A quel punto non ebbi esitazioni: gettai la torcia per terra, imbracciai il fucile e, facendo affidamento sui raggi lunari, presi la mira e sparai. Il corpo di quella creatura cominciò a liquefarsi, per poi trasformarsi in fumo e disperdersi nell’aria fresca della notte, lasciando come unici testimoni me e le stelle».

Sam estrasse nuovamente il pacco di sigarette dalla tasca della salopette e ne accese una seconda. Mentre aspirava il fumo, contemplava i campi di granturco in silenzio.

Joel fissava suo nonno con occhi sbarrati.

«Nonno, questa storia è vera?»

«Vera, falsa… ogni cosa è relativa. Sicuramente, questa storia è vera per me. Ma cosa vuoi che sia la verità, in fondo, se non una storia che raccontiamo a noi stessi?».

Il bambino rimase in silenzio a fissare il nonno intento a fumare e, forse, a cercare di rinchiudere ancora una volta i demoni del passato nei recessi della memoria.

«Non sei tenuto a crederci, anzi, forse sarebbe meglio che considerassi quanto hai ascoltato come gli stupidi vaneggiamenti di un vecchio».

Nonno e nipote pranzarono insieme e passarono il resto della giornata a lavorare nell’orto. Al calar della sera, i due si ritirarono a casa e cenarono. Quando giunse l’ora di andare a dormire, Joel raggiunse suo nonno in veranda. L’uomo sedeva sulla sedia a dondolo e fissava l’acchiappasogni. Il bambino prese posto sulla stessa poltrona dove si era seduto al mattino per ascoltare la storia e iniziò a fissare quell’oggetto magico a sua volta.

«Sai, nonno? Penso che d’ora in avanti dormirò anche io qui».

  • Nasce nel 1987 a Vibo Valentia, nel Sud Italia. Nel 2011 consegue la laurea triennale e magistrale in Lingue e Letterature Moderne con 110 e lode, presso l’Università della Calabria, a Cosenza. Nel 2012 si trasferisce nel Nord dell’Inghilterra dove inizia a lavorare come Assistente di Lingua a Newcastle upon Tyne. Più tardi si sposta a Brighton dove, nel 2015, consegue il Postgraduate Certificate in Education e Qualified Teacher Status presso la “University of Sussex” iniziando così a insegnare Lingue nelle scuole primarie e secondarie. Contemporaneamente scrive brevi articoli a carattere filosofico e letterario per la rivista bimestrale “Santa Maria del Bosco”. Lavora come insegnante di lingue full-time per quattro anni consecutivi. In seguito, l’amore per la lettura e la scrittura la spingono a cercare un altro tipo di lavoro, in modo da poter dedicare più tempo ai suoi hobby. Inizia così a lavorare come LRC co-ordinator in una scuola secondaria e, successivamente, come Teaching Assistant in una scuola primaria a Brighton, senza mai smettere tuttavia di insegnare Italiano e Spagnolo privatamente. Nel mese di Marzo 2019 viene pubblicato un suo breve racconto su un’antologia curata da Vincenza Alfano per L’Erudita: “Il libro dei libri in cento parole”. Nel mese di Ottobre 2019 viene pubblicato un altro breve racconto su un’antologia curata da Vincenza Alfano per L’Erudita: “Una storia per ogni giorno”. Nel mese di Novembre 2019 pubblica il suo primo romanzo, “Purple Lilies”, con la Casa Editrice “Brè Edizioni”.

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