UN RIPARO

La fantasia è una delle migliori invenzioni di sempre.

Posso creare infiniti mondi e nuove esistenze. Posso essere chi mi pare. Posso inventare posti in cui soffio dentro a bolle di sapone enormi e in cui rido di gusto, dove posso parlare con i muri e volare con gli asini. Ma la cosa più bella è che posso andarci quando mi pare, passarci tutto il tempo che voglio e poi tornare indietro ubriaca, guidando un’auto senza ruote.

Una volta ho costruito una casa su un albero in un bosco di castagni. Anzi, per dire la verità la sto costruendo proprio in questo momento. Se mi distendo a pancia in su, riesco a vedere gigantesche foglie arancioni e gialle, qualche piccola fogliolina rossa e un sole abbagliante che non si lascia guardare.

Mi sono dimenticata di portare con me l’apribottiglie per stappare una birra ghiacciata. La voglio bere mentre odoro gli enormi funghi porcini che ho raccolto stamani. Erano proprio qui ai piedi di questo albero, curioso vero? Provo a fare leva con un rametto gracile e magicamente la bottiglia si apre, è davvero il mio giorno fortunato!

Tra il cinguettio di un uccellino e il ronzio di una mosca, riesco a sentire in lontananza il rumore di un treno. Se non vado errata è quello delle 12.22 che porta sulla Luna. Ho sentito dire da qualche parte che sulla Luna ci sono soltanto due fermate. Una in particolare si trova sul lato nascosto, quello che non si vede mai. Ci si può arrivare soltanto se portiamo con noi qualcosa di veramente prezioso: un’idea, un pensiero o un’emozione. Lo possiamo lasciare lì, dentro ad uno dei suoi enormi crateri.

Un uomo anziano mi ha raccontato di esserci stato e mi ha detto che c’è sempre la neve. Ha acceso anche un fuoco con delle pigne secche e asciutte che ha trovato lì intorno. Faceva molto freddo ma non ha sentito neanche un brivido. Forse il ricordo che aveva nascosto lo stava scaldando.

Una bambina invece mi ha raccontato di aver portato lì un segreto e di averlo riposto in una scatola fucsia. Ha detto di aver fatto un tuffo in una piscina gonfiabile e di aver mangiato un gelato con due palline di cioccolato. Faceva molto caldo ma lei si sentiva bene. Forse è perché c’era un venticello fresco che le cullava i pensieri.

Invece qui nella mia capanna si può stare con le maniche corte e non piove mai. Se guardo le montagne là davanti mi sembrano non finire più. Sono altissime e non credo ci siano sentieri battuti che conducono alla vetta. In basso però, poco a sinistra di un albero di susine selvatiche, c’è una scala a pioli in legno di betulla. Non sembra molto resistente, ma un giorno di questi proverò a salirci e ad arrivare fino in cima, piano piano, sperando di non farmi troppo male.

  • Nata in una decadente villa seicentesca fiorentina con la luna in bilancia, fa l'architetto per professione e mille altre cose per passione. Per rilassarsi colora milioni di quadratini sui quaderni e, quando non le va più, pedala una graziella scassata. I racconti che scrive sono il risultato di plurime birre medie doppio malto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.