QUANDO FRENÒ, ERA TROPPO TARDI

Quando frenò, era troppo tardi.

La botta gli fece perdere l’equilibrio e invadere la corsia opposta.


Un furgone bianco, svizzero, lo travolse, facendolo volare per quindici metri.

Sveglio, non riusciva a muovere un muscolo. 

Anzi, uno sì: l’elevatore della palpebra superiore dell’occhio sinistro.

Era in una stanza, bianca e troppo illuminata per i suoi gusti. La bidimensionalità della sua vista monocolare non gli permise di capire con certezza le dimensioni di quell’ambiente, né quanto fosse distante ciò che aveva di fronte. Un altro letto, vuoto.

Entrò una persona, vestita di bianco, che senza dargli importanza gli passò ai piedi del letto e continuò per il suo tragitto, fermandosi, come intuì dal rumore dei passi, a un paio di metri oltre la visuale che gli era consentita .

«Mi ha chiamato, signor Spinner?»

«Sì, devo andare in bagno».

Era la voce di un coetaneo di Napoleone Bonaparte.

«Ma ci è andato meno di dieci minuti fa»

«Ah sì? Beh ma io ora devo riandarci»

«Ma perché si è fatto togliere il catetere, signor Spinner?»

«Perché io un tubo nel pisello non lo voglio! Mettetemelo in culo se volete, almeno sento qualcosa!»

«Stia calmo signore, non utilizzi queste parole con la gente che riposa qui in giro»

«Ma che ne sa lei di come mi sento io»

«Stia seduto, la prego».

Rumore di una campanella.

«Signore, deve restare seduto!»

«Ma mi faccia il piacere…»

«Ehi!».

La persona, forse un’infermiera, rientrò nel suo campo visivo. 

Solo per un breve istante però, perché, forse spinta dal vecchio, inciampò appoggiando il peso sul suo corpo immobile. Avrebbe urlato se avesse potuto.


Sveglio, fece subito ricorso al suo amato muscolo. Era in una stanza diversa, più piccola, più verde.

Il suo alluce si mostrò senza pensarci troppo, dopo che una forte ventata mosse un pochino la coperta. Era viola. In una situazione normale avrebbe vomitato, ma aveva la sensazione che il suo diaframma non avesse deciso di fare l’anarchico come il sollevatore della palpebra, e, quindi, chiuse l’occhio e basta. 

«Purtroppo suo figlio non si alzerà più dal letto».

Lacrime.

Mi sa che il corpo si rese conto che il sollevatore della palpebra aveva iniziato a fare di testa sua e lo azzittì subito.

Ancora singhiozzi, diversi da prima.

«Il signor Spinner come sta?»

«Molto meglio, ha riportato solo una microfrattura all’anca nel punto di contatto con il motociclo, ma ha preso solo una botta. Per la sua età è andata di lusso».

Le lacrime non smettevano.


«Quindi l’indagato non è in grado di deporre, dottor Smith?»

«Agente, l’indagato non dirà più una parola per i giorni che gli restano»

«Capisco. Scagionare un ragazzo alla guida di un furgone che uccide 8 persone e ne ferisce 11 uscendo fuori strada e travolgendo 7 tavolini di un bar sarebbe stato più facile se il vero colpevole si fosse dichiarato tale».

«Immagino che un buon avvocato potrà fare a meno di una confessione signore»

«Lo spero, dottore, è un bravo ragazzo quello lì…».

Se il suo cuore stava ancora battendo, smise in quel momento.


Voci ovattate intorno al suo posticino. Era comodo il letto, non sentiva nulla.

«…artificialmente …pochi giorni …sofferenza …pace».

«…Addio tesoro».

Tanti singhiozzi.

Tante lacrime.

Una lacrima. La sua.

Sonno.

  • MULDOB è un collettivo di scrittori, che sperimenta un sistema di scrittura condivisa. L'idea di fondo è che un testo possa nascere da molteplici mani e che possa portare l'impronta di ognuna di esse.

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