CODICE UNIVERSALE

Ho cinquant’anni e sono biologo.

Ho cinquant’anni, sono biologo  e morirò di cancro.

Come faccio a saperlo? So per certo che i sistemi di riparazione del DNA funzionano bene solo in giovane età. Dopo i quarant’anni, forse dopo i trenta, fanno acqua da tutte le parti, gli errori si accumulano e… addio salute. Le mutazioni sono come crepe su una diga, è solo questione di tempo.

Che maleducato, parlo di DNA senza dire cos’è. È il codice universale. Non c’è nulla di più esaltante del DNA, acronimo inglese di un acido difficile da ricordare per chi non è del mestiere. Ve la faccio facile: due filamenti intrecciati custodiscono il codice che ordina al corpo cosa e come essere. I filamenti si aprono, il codice universale si dischiude alla decodifica, svela i suoi misteri, produce una miriade di proteine, poi si richiude criptando messaggi biologici che arrivano, mescolati e rimaneggiati, da tempi e luoghi lontanissimi. Capita continuamente, milioni e milioni di volte in un solo giorno, in tutte le cellule del nostro corpo. Incredibile, no?

Quindi, dicevamo, so per certo che morirò di cancro.

L’ho detto anche ad Angela, ma non vi ha dato molto peso. Lei ha quarantatré anni, è un’educatrice, lavora in un nido, credo. Usciamo da due mesi. Evito di parlarle spesso di questa faccenda delle mutazioni. Non posso andare in giro a dire alle persone che i loro sistemi di autocorrezione faranno presto cilecca. Anche il cameriere che in questo momento sta girando fra i tavoli a prendere le ordinazioni, quanto avrà, trenta, trentadue anni? Ecco, fra una decina d’anni, anche lui avrà le sue belle crepe sulla diga.

Due anni fa ho conosciuto una i cui genitori erano in cura per un cancro: la madre allo stomaco, il padre ai polmoni. Entrambi fumatori. Anche lei sapeva di fumo, pur non avendo il vizio. Fumo passivo. Accelera l’accumulo di mutazioni. Ma non gliel’ho detto.

Ricordo il mio coinquilino ai tempi dell’università, gran fumatore, con questa minaccia sul capo. «Ma che fumi a fare che ti fa male e ti viene il cancro?!». Ma niente: certa gente vive come se fosse eterna.

Angela è una bella donna. Alla sua età molte sono già flaccide, lei invece ha un corpo niente male. Sodo e ben proporzionato. Va in palestra, non fuma, mangia sano. Ci sta attenta, insomma. Anche in viso, poche rughe, un sorriso luminoso. Solo a pensarci…

L’allegria è un buon antidoto alle mutazioni e poi, sinceramente, le musone mi fanno passare l’appetito e la voglia di fare sesso.

La sto aspettando seduto a questo tavolo un po’ appartato, arriverà a momenti. Ordinerò del pesce, un buon vino bianco e stasera, sicuro, ci scappa anche qualcos’altro.

Eccola che arriva. Peccato: ha indossato dei pantaloni che non le rendono giustizia. È splendida in quell’abito lungo elasticizzato. Peccato non si sia truccata: sta bene con eyeliner e mascara. Peccato anche che non sorrida, avrà avuto delle beghe di lavoro.

In genere arriva con quei denti bianchi allineati dietro le labbra rosse e carnose, mi gira intorno, mi stringe le spalle e mi dà una scarica di baci sul collo. Invece stasera mi sa che non è del suo solito umore.

Angela si è seduta. Sta in silenzio. Fa dei sospiri profondissimi. Cerco di farla ridere, ma niente. Non è serata. Le chiedo cosa ha voglia di ordinare, mi dice sottovoce di farlo anche per lei: così chiedo per entrambi un antipasto di mare caldo. Le prendo una mano e le racconto la mia giornata. È cupa. Parlo e immagino le sue molecole di serotonina, la felicità, soccombere a quelle di cortisolo, lo stress. Intanto, ovviamente e a prescindere, i filamenti del suo DNA si aprono, si lasciano decodificare, si richiudono.

Le racconto del laboratorio, dello studio di una proteina che mi sta portando via tempo ed energie, ma lei è distratta, annuisce con indolenza, il suo pensiero è altrove.

Arrivano gli antipasti e comincio a mangiare. Le mazzancolle sono polpose e profumano di mare. Lei tiene gli occhi bassi sul piatto, le mani sotto il tavolo e sospira. Sento che fra poco vuoterà il sacco, mentre addento i frutti di mare caldi e speziati.

Angela mi guarda e dice che è stata in ospedale per il solito controllo al seno. Cerco di masticare più lentamente perché sappia che la sto ascoltando. Quanto sono buone le mazzancolle in guazzetto. La mammografia questa volta non è buona. Deglutisco e mi appresto a gustare la freschezza delle cozze e delle vongole. Il medico le ha parlato di biopsia e asportazione. Mentre riprende fiato fra una frase e l’altra, io, con il sapore del guazzetto in bocca, penso: Peccato: il suo meccanismo di autoriparazione si è già inceppato.

Smetto di mangiare e mi verso del vino, una Ribolla Gialla niente male. Prendo tempo. Lei è di nuovo silenziosa, attende che io la consoli. Ma non sono tipo da baci e abbracci, soprattutto in pubblico. Sorrido e parlo di terapie: «Vedrai, adesso guarire è più facile». «La chemio», le spiego, «ossida le cellule cancerose e le uccide». Per farmi intendere dico “brucia”, ché il processo di ossidazione non è semplice per chi non sa di queste cose.

Angela si morde le labbra, poi dice «Speriamo». Riprende fiato, le lacrime le gonfiano gli occhi, dice che vuole andare a casa. Finisco l’antipasto in silenzio e chiedo il conto. Usciamo dal locale che è già buio fitto. L’aria è tiepida, Ci starebbe una bella passeggiata verso il mare e poi… Niente, l’accompagno, non è serata. La guardo mentre sparisce nell’atrio del palazzo, richiudendosi il portone alle spalle.

Sulla strada verso casa ripenso a quel corpo così sodo e proporzionato e mi faccio un’idea di ciò che rimarrà dopo l’intervento e le terapie. Poi penso ai miei cinquant’anni e alle mie crepe sulla diga, alla mia proteina da studiare. Mi prende un’ansia indicibile e no, non va bene, aumenta il rischio di nuovi errori nel mio DNA. Meglio prendersi una pausa, giusto il tempo del suo intervento, magari anche delle terapie. Ha una sorella in città. Ecco, queste sono cose da parenti stretti. La Ribolla fa il suo effetto. Sono pronto per un bel sonno. Domani in laboratorio, giornata piena.

  • Biologa di 53 anni, due figlie, un marito, un buon lavoro e un’insanabile passione per la lettura e la scrittura. Abita a Pisa dal 1983, ma è di origini siciliane. Oltre ad avere un suo studio professionale, è docente all’Università di Pisa e formatrice per alcune agenzie in campo nutrizionale. Dal 2006 al 2016 pubblica un breve romanzo, due guide turistiche per bambini e diversi testi divulgativi sul tema della nutrizione (per adulti e per bambini). Nel 2019 frequenta il corso "Scrivere un racconto", tenuto da Luca Ricci per Fenysia (Firenze). La rivista Fernweh ha pubblicato il suo racconto breve “La fine del ragno”.

1 commento su “CODICE UNIVERSALE”

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