CHERNOBYL

Lo sappiamo, quando c’è di mezzo HBO, la qualità delle serie televisive è sempre molto alta: Chernobyl è l’ennesima conferma di tale assunto.

La miniserie di cinque puntate, prodotta nel 2019 e frutto di un lavoro britannico-statunitense, si basa sul libro “Preghiera per Chernobyl” di Svetlana Alexievich, libro che raccoglie i racconti degli abitanti della città colpita dal disastro.

La trama è storia

Il 26 aprile 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare V.I. Lenin, situata a pochi chilometri da Pripyat, esplode durante un test di sicurezza, provocando il più grave incidente nucleare della storia.

Intorno alla centrale vivono milioni di persone che, per diversi giorni, rimangono completamente ignare dell’accaduto, così come il resto dell’opinione pubblica. Il reattore brucia per circa 10 giorni, rilasciando nell’atmosfera una nube radioattiva che contamina gran parte dell’Europa. Sullo sfondo, il lavorio convulso dell’apparato sovietico, che commette tutti gli errori tipici di una potenza decadente.

Boris Scerbina (Stellan Skarsgard) e il Professor Legasov (Jared Harris) davanti al reattore fumante [immagine tratta dalla serie HBO]

La miniserie ricostruisce l’incidente e mette in luce le conseguenze disastrose che si abbattono su animali e persone. Ci mostra quelli che sono veri e propri eroi, che operano senza adeguata protezione e vanno incontro a conseguenze fisiche e psicologiche gravissime (se non addirittura alla morte); tutto in vista di un bene superiore.

Non che avessero scelta, s’intende.

Quei Compagni sono obbligati ad agire, in ossequio a specifici ordini impartiti dall’apparato sovietico, operando come ingranaggi di un sistema macchinoso e antidemocratico.

La narrazione “epica” e gli errori umani

La narrazione, sempre a metà strada fra documentario e fiction, mostra dei tratti quasi “epici”, mettendo in scena le vite e le storie di coloro che sono gli eroi di Chernobyl

Fra essi ci sono il professor Legasov, lo scienziato protagonista della serie, ma anche Boris Scerbina, il volto umano dell’apparato sovietico, interpretati in modo magistrale da Jared Harris e Stellan Skarsgard.

Parimenti eroi sono da considerare i liquidatori, i minatori e i pompieri: sono loro che cercano di rimediare al disastro realizzatosi quel giorno, un disastro che, si può affermare a ragion veduta, fu provocato da un mix fatale di errori umani. Errori di progettazione, ma anche di supponenza.

Felice anche la scelta di inserire nella sceneggiatura la figura fittizia di Ulana Khomyuk, membro femminile della squadra che indaga sull’incidente. Tale personaggio è stato costruito dagli autori per omaggiare i fisici e gli ingegneri che collaborarono con Legasov nei mesi successivi al disastro, evitando conseguenze ancor più catastrofiche.

La miglior serie tv dell’anno?

Il disastro di Chernobyl è sicuramente uno degli esempi più fulgidi della potenza autodistruttiva del genere umano e questa miniserie racconta in modo magistrale questa caratteristica della specie umana.

Lo spettatore rimane incollato allo schermo, senza cali di tensione durante tutte le puntate.

Se riuscite, guardatela in lingua originale. Come sempre, la resa è migliore.

M. Gorbačëv interpretato da David Dencik [immagine a sinistra tratta dalla serie].

Chernobyl è molto probabilmente la miglior serie tv del 2019 e vale la pena di essere vista, non solo per l’altissima qualità della produzione e per la fedele ricostruzione storica dei personaggi e dei luoghi, ma anche (e soprattutto) per non dimenticare un avvenimento che ha segnato in modo indelebile la storia dell’uomo.

Sicuramente non è una visione leggera, ma insegna e arricchisce.

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