THE LAST DANCE

La docu-serie sulla vita e la carriera di Michael Jordan

Il talento non basta.

Lo sa bene Micheal Jordan, protagonista di questo documentario articolato in dieci puntate, dove si racconta la storia della stella del basket americano e della sua storica squadra, i Chicago Bulls.

Jordan, durante la sua strabiliante carriera, ha dimostrato di avere non solo (e non tanto) un dono nel giocare e fare canestro con quel pallone color mattone, ma anche (e soprattutto) di avere la mentalità che solo i vincenti possiedono. Il campione dei Chicago Bulls è stato amato e odiato allo stesso tempo dai suoi compagni di squadra, destino già scritto per chi è di un livello fuori dal comune. Jordan ha capito presto che il potere della mente è il più forte che esista.

Contenuti

La serie, il cui nome fa riferimento all’ultimo campionato giocato dalla stella di Chicago – appunto “l’ultima danza” -, raccoglie una serie di momenti e interviste del giocatore, dei compagni di squadra e dell’allenatore Phil Jackson. In tal modo, mostra come i Chicago Bulls, per merito soprattutto del suo capitano, abbia sancito un cambiamento non solo sportivo, ma anche culturale nel contesto dell’America degli anni ‘90.

La sua personalità dirompente gli ha garantito un seguito così importante che la Nike gli ha dedicato una linea di scarpe – le Air Jordan – ed è merito anche del numero 23 se questo brand ha avuto tanto successo.

Jordan è stato un atleta con un’incredibile etica del lavoro. La sua reputazione è macchiata soltanto dalle accuse di gioco d’azzardo. Ma si sa: la perfezione non esiste.

È consigliabile guardare il documentario in lingua originale. Solo così si potrà apprezzare la voce di Jordan, che sembra anch’essa provenire da un’altra dimensione.

Oltre alle vittorie, la serie mostra anche il lato umano di Jordan, con tutte le sue fragilità. Così, quando il padre viene ucciso durante una rapina, si inaugura un momento che comprensibilmente distrugge il grande campione

Il quadro generale ci fa capire come probabilmente Jordan possa essere considerato uno dei più grandi sportivi della storia. Non solo per le sue vittorie, ma anche per come ha trascinato i suoi compagni e l’intero movimento NBA. Emblematiche le parole di un altro mostro sacro del basket americano, Larry Bird, che ha dichiarato: “penso che sia semplicemente Dio travestito da Micheal Jordan”.

Mentre guardo la docu-serie sono spinto a dare ragione a Larry Bird.

Le caratteristiche tecniche

Il montaggio varia continuamente tra gli anni di carriera di Jordan e le partite dei Bulls creando così collegamenti che contribuiscono a mantenere un ritmo serrato e scorrevole nella serie.

Le interviste ai protagonisti dell’epoca e il giusto spazio dedicato ai maggiori componenti della squadra rendono la serie abbastanza imparziale, anche se giustamente concentrata sulla figura di Jordan.

Se proprio devo fare una critica è il voler mostrare Jerry Krause, il general manager di allora, come un’antagonista e una figura negativa, quando in realtà è stato sicuramente uno dei principali artefici dei successi dei Chicago Bulls di quegli anni.

Perché guardare the last dance

Vi consiglio la serie anche se non siete appassionati di basket: potrete sempre diventarlo durante la visione (!) e, comunque, in ogni caso, apprezzerete la mentalità di Jordan e la sua storia.

La storia di chi, con la forza di volontà, ottiene risultati fuori dal comune

“Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” M.J.

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