WELCOME TO PARADISE

Questa che stringo nella mia mano è la scarpa di Julia Gillard, ex Primo Ministro australiano, da tutti conosciuta come la Rossa Maledetta.

La presi il 26 Gennaio 2012. Ricordo benissimo quel giorno.

Non c’era scuola ed era un caldo fottuto a Canberra. Quella mattina, io e Mark andammo al cinema per stare un po’ all’aria condizionata. Il film era una merdata pazzesca: degli alieni super armati cercavano di conquistare la Terra e un gruppo di cazzoni americani riusciva a fermarli, salvando così il genere umano. Una vera stronzata.

Uscendo non incontrammo anima viva. Erano andati tutti al mare. Era l’Australian Day, festa nazionale per la ricorrenza dello sbarco della First Fleet nel 1788.

Decidemmo di andarci a fare una canna a Park Commonwealth.

Sotto a un enorme eucalipto c’erano due fratelli. Facce scavate e grigie. Indossavano vestiti colorati raccolti da qualche secchio di beneficenza. Riconobbi Kuparr.

Stavano bevendo, ovviamente. Ci offrirono del vino in cartone. In realtà l’etichetta diceva “bevanda alcolica al gusto d’uva”. Diceva anche “può contenere pesce o tracce di noci”.

Noi lo chiamiamo goon, che nella nostra lingua significa “cuscino”. Quando finisci il merdoso liquido tossico, puoi gonfiare la sacca che lo raccoglie, stenderti in terra e appoggiarci la testa. 

Scambiammo qualche parola in lingua Nyungan, mi dissero che dovevo per forza andare a London Circuit. Poi Mark intervenne, facendo gli auguri ai due seduti a terra.

L’alcool aveva già stravolto le facce dei due fratelli, che iniziarono a inveire contro il mio amico. Fui costretto a strattonarlo e a portarlo lontano. Dovetti spiegargli che per noi nativi non c’era niente da festeggiare e che chiamavamo quel giorno “Invasion Day”.

Mark è un po’ stupido, suo nonno era un mangia patate scozzese, ma è bravo. Tante volte mi ha difeso dai bulli della scuola, che mi chiamavano primitivo o bestia.

Mentre camminavamo verso il centro, mi chiese come facevano gli aborigeni a bere tutto il giorno senza lavorare. Gli raccontai che il Governo ci passava dei soldi.

Rise, disse che eravamo fortunati.

Gli diedi un pugno.

Non capiva che quei soldi erano un tentativo dei bastardi bianchi per nascondere i soprusi fatti alle nostre famiglie e alle nostre terre. Per nascondere i bambini rapiti, la schiavitù e l’emarginazione alle quali ci hanno costretto.

Quando arrivammo a Civic Square, nel London Circuit, fu chiaro che stava succedendo qualcosa. C’era un sacco di gente che urlava. Mark pensò che fosse una protesta contro la nuova ondata di immigrati cinesi.

Corremmo verso la folla. Erano tutti nativi. Gridavano “Vergogna! Vergogna!”.

Un fratello mi spiegò che dentro quel ristorante c’erano la Rossa Maledetta e quel cazzone di Tony Abbott, venuti per togliere l’ambasciata aborigena.

Mark era fuggito, io mi feci largo per avvicinarmi all’edificio.

Il ristorante era completamente a vetri e davanti c’erano molti fratelli. Alcuni erano senza vestiti o con il volto dipinto. Altri avevano delle pietre in mano, altri ancora dei bastoni.

Un anziano intonò una canzone antica:

L’ombra sulle loro fronti, figlio mio, è nebbia sopra il lago trasparente, offusca la natura e l’uomo stesso. Il loro spirito è una nuvola morta che oscura questa terra…

Iniziarono a battere contro la vetrata. Un colpo, un altro, centinaia di mani si spiaccicavano contro la parete trasparente. Tremava, si sarebbe frantumata velocemente. Se ne resero conto anche i bianchi vestiti da pinguini all’interno.

All’improvviso le porte si aprirono, cinque giganti in giacca uscirono, camminando in cerchio. All’interno del cerchio umano c’era la Rossa Maledetta. Altri bodyguard intervennero per allontanare la gente che spingeva. Ci furono grida e volarono colpi di manganello. Una guardia si caricò la Gillard sulle spalle e iniziò a scappare. Vidi la paura sul volto del Primo Ministro e vidi anche la scarpa che le volava via. Pochi secondi dopo la macchina presidenziale sgommò in fuga.

Raccolsi la scarpa firmata e i miei fratelli mi sollevarono per festeggiare.

Avevamo vinto una battaglia contro gli invasori pallidi.

Era il 26 Gennaio 2012. Quel merdoso giorno, da allora, non lo chiamiamo più “Invasion Day”, ma “Survival Day”.


Il 26 gennaio, nell’isola dei canguri, si festeggia l’Australian Day, una ricorrenza che celebra l’arrivo dei primi coloni inglesi nel 1788. Specularmente, gli aborigeni considerano quel giorno come l’Invasion Day (per approfondire). Il racconto trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto: il 26 gennaio 2012, un gruppo di nativi protestò vivacemente contro la premier Gillard e (soprattutto) contro il leader dell’opposizione Abbot, il quale ultimo aveva ventilato l’ipotesi di chiudere l’ambasciata degli aborigeni di Canberra, luogo simbolo della lotta dei nativi (nel dettaglio). Durante la concitata fuga, la premier perse una scarpa, che fu issata da uno dei manifestanti come si fa con uno scalpo. Quel 26 gennaio 2012, gli aborigeni vinsero la battaglia.

  • Ha passato le ore al Liceo disegnando i banchi. Non scarabocchi qualunque, ma incisioni a lungo termine, progettate e realizzate con scrupolo. Smetteva la grande opera semestrale soltanto per scrivere i temi. Tre anni di università (Scienze della Comunicazione) hanno affinato le sue doti di disegnatore. Adesso lavora in un ufficio, ma non gli permettono di scarabocchiare sulla scrivania. Rimpiangendo i banchi di scuola è si è messo a frequentare un corso di scrittura creativa. Il suo talento per il disegno è riemerso in poche lezioni.

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